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Gallipoli, i giocatori: «Senza soldi e umiliati»

Gallipoli-Grosseto
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© LaPresse
 
I calciatori del club: «Costretti a farci la doccia a casa»
LECCE, 9 febbraio - Senza retribuzioni e senz'acqua calda per le docce, ma anche costretti a pagarsi le spese mediche. Finanche - due di loro - costretti ad allenarsi con una divisa diversa «perchè giocatori indesiderati alla società». È un vero e proprio documento di accusa quello sottoscritto dai giocatori del Gallipoli nei confronti della società guidata da Daniele D'Odorico e reso pubblico nel corso di una conferenza stampa appositamente convocata, nonostante il silenzio stampa imposto dai dirigenti giallorossi. Un atto assai duro che si conclude con un impegno: «Intendiamo ribadire - è scritto - che combatteremo fino alla fine per mantenere la squadra in serie B».

I giocatori hanno voluto spiegare in modo particolareggiato i motivi della protesta che hanno messo in scena ieri sera contro il Grosseto (per 40 secondi sono rimasti fermi con le spalle rivolte alla tribuna centrale), nonostante mister Giannini abbia cercato di dissuadere i calciatori. E così hanno illustrato i vari 'incidenti di percorsò con cui, dall'inizio della stagione, hanno dovuto convivere. Parlano a turno tutti, con i testa i cosiddetti 'senatori' Grandoni, Pederzoli e capitan Scaglia. Si comincia dalle difficoltà logistiche ed organizzative durante gli allenamenti: «Provvediamo autonomamente e di tasca nostra - hanno detto - all'acquisto di mensole, stufe elettriche, vista la mancanza di impianto di riscaldamento che ci costringe a fare la doccia a casa».

Dura denuncia anche quella riguardante le retribuzioni: «Il primo pagamento per intero è stato fatto - hanno raccontato - il 13 novembre. Sono stati, però, in quell'occasione consegnati assegni che - hanno detto i giocatori - per la maggioranza dei casi sono risultati scoperti. Il primo pagamento reale è avvenuto a partire dal 27 novembre scorso per concludersi nei primi giorni di gennaio. Anche le spese mediche sono state a carico dei giocatori. Nel mercato di gennaio, inoltre, alcuni giocatori - hanno raccontato - sono stati invitati dal dirigenti societari a rinunciare agli stipendi maturati per poter essere ceduti, altri ad accettare trasferimenti non graditi, pena l'esclusione dalla lista dei calciatori utilizzabili».

Infine il comportamento «che ha reso la misura colma» è stato questo: Depetris e Garavano sono stati obbligati - è stato detto dai calciatori - a svolgere l'allenamento con una divisa diversa «perchè giocatori indesiderati alla società: ora si è giunti ad un punto di non ritorno». «La fortuna del Gallipoli calcio - è detto nel documento sottoscritto dai calciatori - è stata la presenza di un gruppo di calciatori, staff tecnico e medico, magazzinieri, composto da uomini con i cosiddetti attributi, che ha saputo unirsi e compattarsi sempre più di fronte alle difficoltà. Il gesto di lunedì sera ne è stato una chiara conferma».

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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