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Belingheri ora è pazzo di gioia: «Felicità Toro»

Belingheri ora è pazzo di gioia: «Felicità Toro»
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© LaPresse
 
Intesa nella notte con l’Ascoli. In bianconero Moro e Malonga
TORINO, 3 luglio - Oggi Luca Belingheri potrà annun­ciare urbi et orbi ciò che ieri notte ha detto agli amici più stretti: «Sono felice e orgoglioso di po­ter diventare un giocatore del Toro. È una ma­glia che mi ha sempre trasmesso emozioni e che ho desiderato indossare appena ho appreso del­l’interesse per me di quella società». È un ragaz­zo di poche parole, Belingheri, ma con poco ha detto tutto. Bravo, bene. L’intesa è giunta nella notte (contratto triennale per il centrocampi­sta), dopo che Torino e Ascoli si erano appartati in un ristorante milanese, anziché restare al­l’Hilton.

LO SHOW - Questo perché per tutto il giorno l’ini­mitabile Rinone Foschi aveva rubato la scena e dato spettacolo con il suo one man show. Un copione all’apparenza improvvisato, eppure già mandato a memoria da settimane di allena­mento, a forza di ripetere a ciascun interlocuto­re, dapprima al telefono, poi di persona: «Io non compro. Non posso comprare. Sono retrocesso, devo cedere giocatori prima di poterne ingag­giare altri. Io non faccio niente, non faccio nien­te con nessuno...». Una commedia già vista chis­sà quante volte e però sempre spassosa, perché quando si cala nella parte Foschi resta un pri­mattore di livello assoluto. Per levarsi di torno occhi e orecchie indiscreti, Foschi ha invitato a cena il presidente dell’Ascoli Roberto Benignie il ds marchigiano Vincenzo Mirra e il manager del giocatore, Giorgio Parretti. Sulla tavola le trattative già imbastite nelle scorse settimane, un acquisto a titolo definitivo con denaro cash e contropartite tecniche gradite ai marchigiani: su tutti, i prestiti di Malonga( ancora da convin­cere a muoversi, però) e Moro. In attesa di no­tizie, a casa, nel Bergamasco, Belingheri, men­tre il presidente Cairoa sua volta era impegna­to in un’altra cena d’affari. Toro e Ascoli hanno tirato tardi per trovare un’intesa sulla contro­partita economica: l’Ascoli pensava di fare la trattativa, invece ha dovuto accettare che a con­durre le operazioni fosse Foschi. E il ds sino al­l’ultimo ha cercato di spuntare l’affare («sono re­trocesso, dove li vado a prendere tutti ‘sti soldi che mi chiedete?»), limando le richieste ascola­ne. Benigni non avrebbe voluto scendere sotto la valutazione di 1,5 milioni, Foschi faticava a al­zare la disponibilità a spendere più di un milio­ne, oltre a dare giocatori in prestito (pure per al­leggerire l’organico extralarge). Oggi le firme.

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Piero Venera

Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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