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Sottil: «Toro, per vincere la B serve un calcio pratico»

Sottil: «Toro, per vincere la B serve un calcio pratico»
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© LaPresse
 
«Lo spirito granata? Può tornare solo giocando nel Filadelfia»
TORINO, 24 luglio - A 35 anni compiuti e dopo una carriera tra serie A e B, Andrea Sottil ripar­te dall’Alessandria. Con nuove motivazioni e la solita grinta di sempre. E con il Toro sempre nel cuore.

Sottil, perché l’Alessandria?
«Perché è una piazza storica, dove c’è passio­ne e voglia di tornare al calcio che conta. La prospettiva di arrivare ad Alessandria mi ha subito stimolato e adesso, dopo due gior­ni con il gruppo, sono ancora più convinto: sono entusiasta dell’ambiente, mi piacereb­be chiudere la mia carriera qui. La squadra è ancora completare e non sappiamo anco­ra con certezza se parteciperemo alla Pri­ma o alla Seconda Divisione, ma questo gruppo, oltre a essere molto unito, ha gran­di qualità, ne sono sicuro».

Conosceva già l’allenatore, Luciano Fo­schi?
«No, ma è un tecnico giovane, con la menta­lità da calciatore. Mi sembra preparato e di­sponibile al dialogo. Io mi metto a sua com­pleta disposizione: ho ancora tanta voglia di giocare e di dimostrare di poter essere im­portante ».

Lei è cresciuto nel Toro: che effetto le fa vederlo in serie B?
«Terribile, specialmente per i tifosi: non lo meritano. Io sono un granata, sono cresciu­to con quella maglia addosso, ho veramente dato la vita per il Toro: purtroppo non sono più riuscito a tornarci e magari mai ci tor­nerò, però mi sarebbe piaciuto. Mi dispiace che sia in B, davvero. Ma del resto le ultime gestioni non mi hanno convinto per niente».

Si riferisce all’aspetto tecnico o societa­rio?
«Parlo a livello manageriale: troppe forma­zioni mal assemblate e che giocavano un brutto calcio, scarsa organizzazione societa­ria. E poi questo Toro non ha più l’anima del vecchio Toro. Eppure io con Cairo ci ho par­lato una volta, a Catania, e lo considero un uomo e imprenditore intelligente: forse si è circondato delle persone sbagliate. Fatto sta che il Toro si trova in serie B e questo è in­concepibile ».

Colantuono è l’uomo giusto per tornare subito in A?

«Lo spero, io non lo conosco, ma un mio ca­ro amico che lo ha avuto, ovvero Davide Baiocco, me ne ha parlato benissimo. Ecco, Colantuono è uno da Toro. Ha spessore e personalità, da quel che so: credo che, in questo caso, Cairo abbia fatto la scelta giu­sta. Non voglio giudicare il lavoro degli altri, per carità, ma una cosa voglio sottolinearla: conosco il campionato di serie B, se vai in campo con delle “fighettine”, non vinci. Puoi anche chiamarti Toro, però non ce la fai. Im­magino che non sia facile allestire una squa­dra dovendo sfoltire una rosa tanto ampia, ma il Toro deve tornare a giocare da Toro: calcio aggressivo, anche pratico, efficace. Il Toro lo deve ai propri tifosi, straordinari. Non è mia intenzione insegnare il mestiere a nessuno, io sono un calciatore, però secon­do me è necessario fare un’altra politica. De­ve tornare lo spirito del vecchio Filadelfia».

A proposito, lo sa che sono passati 12 anni dalla demolizione e la situazione è sempre la stessa?
«E questo è inaccettabile, al Fila ci sono cre­sciuto. Il Filadelfia deve tornare la casa del Torino. E Cairo dovrebbe impegnarsi per la ricostruzione. Ecco, ad Alessandria si respi­ra un’atmosfera da vecchio Toro: così mi sen­to davvero a casa».

Stefano Lanzo
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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