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Toro, Gorobsov avverte «Non temo nessuno»

Toro, Gorobsov avverte «Non temo nessuno»
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© M. Dreosti
 
«Se arriva un altro regista cercheremo di superarci a vicenda»
FOLGARIA, 25 luglio - Dopo le parole di Cairo («vedendolo giocare così non so se abbiamo bisogno di tanti registi... Sarebbe un peccato tenere in panchina uno così»), ieri anche Colan­tuono ha promosso a pieni voti Gorobsov. «Sapevamo di avere un bel regista e lui ce l’ha confermato», ha commen­tato il tecnico, che non rinuncia a priori a un ulteriore in­nesto di mercato (più maturo ed esperto), ma è confortato da ciò che l’italo-argentino sta facendo vedere. E il diretto interessato? Ringrazia per i complimenti e non si tira cer­to indietro di fronte ad una possibile candidatura per un posto da titolare. «Se fosse per me, giocherei tutte le parti­te », ammette sorridendo il 19enne acquistato dal Vicenza per 800 mila euro più la cessione del cartellino di Bjelano­vic (valutato 700 mila euro).

E se dovesse arrivare un altro regista?
«Se ci sarà concorrenza, il Toro ci guadagnerà: entrambi sa­remo obbligati a fare meglio, rimanere fuori non è bello».

Ma lei, a 19 anni, si sente già pronto per un ruolo così?
«Tatticamente devo ancora migliorare, soprattutto in fase difensiva. Però, se si parla di responsabilità, io non ho pau­ra. Guardate cos’ha fatto l’hanno scorso il Sassuolo: ha puntato su Poli e lui aveva solo 19 anni».

Il suo slogan allora è “largo ai giovani”?
«Sì. Magari tra qualche anno la penserò diversamente...».

Si aspettava già tanti complimenti?
«Onestamente, no. Credevo che mi servisse più tempo per ambientarmi nella nuova squadra».

Con chi ha legato di più sinora?
«Conoscevo già Bottone e Vailatti. Poi Sereni e Rivalta mi stanno aiutando molto».

La B l’ha vissuta l’anno scorso. Cosa le ha insegnato?
«A non sottovalutare nessuno. Non esistono campi facili».

E qualcuno che ricorda come il più ostico?
«Per me Avellino è stata un incubo: lì ho giocato una delle mie peggiori partite. Poi sarà dura ad Ancona, un’altra piazza non facile».

Nel rombo sembra trovarsi già a suo agio...
«Sì, giocavamo così anche a Vicenza, con Sgrigna trequar­tista, Bottone a destra e Morosini a sinistra».

Ha un buon tiro: le piace proporsi anche in avanti?
«Quando vivevo in Argentina giocavo più avanzato e mi è rimasta questa propensione. Se c’è la palla buona, io tiro».

A proposito di radici: papà Daniel in Argentina gio­cava nel Racing Avellaneda. Le dà molti consigli?
«E’ sempre molto onesto nell’analizzare il mio modo di gio­care. Mi dice quello che va e quello che non va. Lo ascolto».

Doppio passaporto, italiano e argentino: se ce ne fos­se l’occasione, per quale Nazionale vorrebbe giocare?
«Sarei felice di indossare la maglia azzurra. Qui sono na­to come calciatore. L’Argentina però è il mio Paese. Se do­vesse chiamarmi Diego...»Andrea Schiavon
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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