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Cairo: «Torino, è stata una lezione di umiltà»

Cairo: «Torino, è stata una lezione di umiltà»
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© Foto Pegaso
 
«A sentirsi già promossi poi arrivano queste sconfitte»
TORINO, 24 settembre - «Guai a vedersi già in serie A, poi succedo­no cose del genere» . Urba­no Cairo dà la sua inter­pretazione della prima sconfitta casalinga del To­rino. A forza di 3- 0 forse qualcuno ha pensato che tutto potesse essere facile da qui a fine maggio. Un’i­dea pericolosa, un aneste­tico per le ambizioni che ri­schia di intorpidire i mu­scoli e rallentare un’ascesa che era stata appena ab­bozzata. Per fortuna che c’è subito dietro l’angolo la trasferta di Frosinone: una partita contro la capolista per dimostrarsi degni di fregiarsi dello stesso appel­lativo.

«SPRECONI» - Quella che vuole il presidente granata è una reazione immediata ma non istintiva. A reagire di pancia si rischia di far peggio, come è accaduto martedì sera con il Padova, dove al danno emergente della sconfitta si è aggiun­to il turno di squalifica per Di Michele, un’assenza che graverà sul prossimo deli­cato impegno. «Ci ha tradi­to la troppa frenesia - pro­segue Cairo -. A fare le co­se in fretta non si va da nessuna parte. Dopo il gol del Padova ho visto troppe palle giocabili sprecate, troppe punizioni buttate via malamente. Serviva più pazienza e non l’abbia­mo avuta» .

MIO CAPITANO - Pazienza e nervi saldi. Quelli che so­no saltati a David Di Mi­chele, a cui martedì in cam­po mancava solo la scritta “infiammabile” sulla ma­glia, come quella che campeggia sui camion cisterna. E’ bastato poco per scate­nare l’incendio: prima le proteste in occasione del gol, eccessive, per un pre­sunto fallo da cui sarebbe nata l’azione padovana. Poi quel trascinare la gamba in area, a cercare un rigore che sarebbe stato troppo generoso anche agli occhi di un tifoso. Damato non ha fatto altro che applicare il regolamento e a quel punto l’espulsione non era più evitabile. Un doppio giallo sul quale Cairo non polemizza né con l’arbitro né con il giocatore. Anzi, nei confronti di quest’ulti­mo avvia una sorta di ope­razione di deresponsabiliz­zazione. «Ha pagato un ec­cesso di generosità. Nelle scorse partite è spesso riu­scito a sbloccare la situa­zione e forse desiderava che fosse così anche contro il Padova. Io però non vo­glio che nessuno indossi i panni del salvatore: in campo ci sono undici gioca­tori che devono “ salvare” il Toro tutti insieme. L’impe­gno individuale va benissi­mo, ma bisogna sempre ri­cordarsi che da soli non si fa nulla. E poi si corre il ri­schio, come è capitato, di lasciare i compagni in die­ci: giocare con un uomo in meno è già difficile di per sé, se poi non è serata...» .

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Commenti

  • leonmanc24/09/2009 14:03:37
    Ma fai giocare all'oratorio la tua squadretta di bovini
    ridicolo
     
     
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