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Torino, ora rischia anche Di Michele

Torino, ora rischia anche Di Michele
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© LaPresse
 
Non esistono più giocatori “indispensabili” e il capitano è fuori forma
TORINO, 13 ottobre - I problemi vanno affrontati e risolti. Ma per farlo bisogna innanzi tut­to riconoscerli tutti, i problemi. E il To­ro, non certo da ieri, ne ha diversi. Nu­meri brutti: 14 punti in 9 giornate. In questa B mediocre, una rosa ricca come quella granata non è patrimonio di nes­suno, se si soppesano la qualità e la va­rietà. Parimenti, però, in questo Torino non ci sono fenomeni, molti sono gioca­tori normali, la maggioranza c’era già anche nella disastrosa stagione scorsa (col suo pesante bagaglio di limiti tecni­ci e caratteriali) e solo 4 o 5 granata po­trebbero essere titolari in A. Il Toro non vince da quasi un mese: 2 punti in 4 ga­re, con 2 sconfitte in casa. E’ una crisi di gioco, che ovviamente si riverbera nei risultati. Con il Modena, ma non solo col Modena, la manovra, a gioco lungo, è parsa un tentativo di martellare al­l’infinito un chiodo nel cemento: una lot­ta vana col muro avversario.

I COLLOQUI DELLA TRIADE - Cai­ro, Foschi e Colantuono hanno già lungamente disquisito e ragionato sui motivi della crisi e sul che fare, in vista in primo luogo della trasferta di sabato ad Ascoli: ma qui non serve una spalla­ta una tantum, qui è indispensabile tro­vare nel tempo consapevolezza, sicurez­za, gioco e continuità. Altrimenti il To­rino faticherà sempre più, avvitandosi su se stesso e dilatando problemi, accu­se, processi. Ci si chiede se il mercato sia stato sufficiente, se si sia fatta abba­stanza piazza pulita in estate. Ci si chie­de se l’allenatore non sia ancora riusci­to a trovare la quadra migliore, nella tattica e nell’utilizzo degli interpreti. Ci si chiede se la preparazione atletica ne­cessiti di qualche aggiustamento, visto che un po’ di stanchezza si sta materia­lizzando. Ci si chiede se tutti i giocatori conoscano la necessità dell’autocritica, siano sufficientemente umili, abbiano una rabbia feroce, una voglia straordi­naria, uno spirito di sacrificio adeguato. Anche queste domande sono riecheg­giate nei colloqui tra patron, ds e tecni­co, di persona o (ieri) al telefono. Società, allenatore e collaboratori, giocatori: le mancanze non possono essere solo in un settore. Se la squadra è ancora un cocktail incompleto, se il Toro è bislun­go, se non è una sfera ma nemmeno un’ellisse, se è un fungo che ora tende ad allargarsi, ora a implodere, è anche perché non si è riusciti a tradurre ap­pieno le potenzialità e a nascondere suf­ficientemente i limiti tecnici e caratte­riali di tanti giocatori. Certo col Mode­na le molteplici assenze e gli infortuni capitati durante il match hanno impe­dito a Colantuono di fare ciò che più de­siderava, in termini di turnover.

PROGRAMMI E COERENZA - Emer­ge ora la sensazione che il 4-4-2, speri­mentato domenica fin dall’inizio e non solo a strappi come in passato, sia desti­nato ad essere già abortito quale modu­lo di riferimento: perché non ha funzio­nato; perché il Toro non ha esterni di ruolo acconci; perché fin dal primo gior­no di mercato e di ritiro tanto la società quanto il tecnico hanno ragionato e ope­rato, a tavolino come sul prato, per di­segnare una squadra imperniata su ben altro modulo (il 4-3-1-2 o il 4-3-2-1: e le cose migliori così si sono finora vi­ste, specie quando ciascun giocatore è stato utilizzato nel suo ruolo naturale).

BOTTONE E BELINGHERI - Non ci sono più intoccabili: questo è un altro dato di fatto. E a rischiare il posto è ora anche il capitano, Di Michele, il gioca­tore più coccolato e pubblicamente elo­giato, quello più atteso e promosso. La sua crisi...“mentale” e fisica perdura da 4 partite, considerando pure la spari­zione per squalifica a Frosinone. Era giù anche in allenamento, forse ha gio­cato col Modena anche perché Leon e Vantaggiato erano assenti. Sabato, ad Ascoli, il secondo rientrerà in panca, il primo sarà ancora lontano. Ma ci sa­rebbe ben poco da stupirsi se Colantuo­no tornasse al 4-3-2-1 e piazzasse, da­vanti, Belingheri al fianco di Gasbar­roni, con Bianchi pivot. Belingheri, in particolare, giocherebbe nel suo ruolo, che l’ha fatto decollare proprio ad Asco­li: sulla trequarti, con l’attitudine e la capacità di rinculare a dovere in me­diana. A centrocampo, in mezzo, questo Toro ha poi bisogno di un organizzato­re di gioco, almeno di una buona cala­mita di palloni davanti alla difesa, di un dispensatore di geometrie sulle fa­sce e in profondità, non solo di musco­larità come contro il Modena. Loviso dovrebbe tornare a operare in regia con ai fianchi quel bravo cagnaccio che è Coppola e magari Bottone, per esem­pio, se davvero Di Michele partirà in panca e Belingheri giostrerà in zone più offensive. A proposito di Bottone: le sue doti e la sua fame giovanile possono portarlo a mangiare sulla testa di tan­ti “anziani”, se non sprecherà le occasio­ni. Servono certezze. Certezze anche per i giocatori: nessuno deve sentirsi po­co aiutato a crescere. E nessun “vecchio” deve vedersi arrivato. E’ in arrivo una mezza rivoluzione. Un ritorno al pas­sato per ritrovare il filo rosso della coe­renza e da lì annodare meglio il futuro.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • torotronic13/10/2009 20:49:22
    ho vissuto le stesse emozioni di delfo partendo da Varese alla volta del vecchio comunale con mio papà e orgogliosi guardavamo GIACOMO FERRI sputare sangue x contenere Maradona mentre adesso...... comunque anche io ho un bimbo di 6 anni x adesso anche lui è del TORO FORZA TORO X SEMPRE COMUNQUE VADA GIGIO 70
  • delfo_196913/10/2009 16:03:51
    ho 40 anni e ricordo con dolce nostalgia quando mio padre mi "insegnava" ad amare il Toro, passione ereditata da chi ha conosciuto il "Grande T.". Che gioia le prime dom allo stadio oltre 30anni fa.. il cuore mi batteva forte, andavo a vedere il TORO! Era un orgoglio. Ora ho un figlio di 5 anni, porta il nome di mio padre che non c'è più, cerco di insegnargli i valori della vita, ereditati dal mio papà, ma la passione per questo torello, perdonatemi, proprio non riesco ad infondergliela. delfo
     
     
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