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Torino, col Lecce è sempre la sfida che scotta

Torino, col Lecce è sempre la sfida che scotta
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© LaPresse
 
Oggi si consuma una fase cruciale del progetto post retrocessione
TORINO, 9 novembre - Tra Torino e Lecce gli incontri non sono mai ba­nali. Se di mezzo non c’è una salvezza o una promozione, ac­cade come l’ultimo scontro al­l’Olimpico torinese: prima giornata della scorsa serie A, 3-0 per i granata. Illusorio e mendace per i vincenti, verace e preveggente per i perdenti. Gli uni e gli altri, poi, rigorosa­mente retrocessi. E stavolta, manco a dirlo, la partita va ol­tre i già pregni significati di uno scontro tra due dirette concorrenti per il ritorno in A. Tra due attacchi stra-accredi­tati: Di Michele-Bianchi con­tro Corvia-Marilungo con Leon-Baclet di scorta. E di nuovo, come spesso è accadu­to, il Lecce è più tranquillo, ché dopo un principio altalenante ha scalato la vetta della classi­fica. Discorso inverso per il To­rino, al quale una sconfitta ­sarebbe la quinta, terza in ca­sa! - aprirebbe scenari di infi­nita incertezza. In pratica, do­po potrebbe accadere di tutto.

PUGLIA FATALE - Per due volte, il Torino è matematica­mente retrocesso a Lecce: nel­l’indimenticabile fiume di la­crime e malignità dell’89 (pri­ma caduta in B dopo il ‘59, an­cora nipote di Superga), poi di nuovo nel 2000. Per una volta i granata hanno (in parte) re­stituito il favore, quando nel ‘94 vinsero in casa dei retroce­denti giallorossi. Ma è quel 3­1 nel torrido 25 giugno 1989 a persistere nella testa dei tifo­si, che alla parola “Lecce” non possono far a meno di risentir­ne il bruciore, di ricordare quella domenica che nessuno pensava fosse mai arrivata. Poi, dopo, ci si è fatta l’abitudi­ne. E stasera aleggerà nell’a­ria, quel senso di ineluttabile ed epocale. Quel giorno ha spaccato, come altri, la storia del Torino: c’è un prima e un dopo Lecce. Cominciò lì la fine della diversità granata, della dignità. Prima il Toro era sta­to alternativamente più o me­no povero, con qualche lampo di benessere, ma con la costan­te della propria identità carat­teriale e morale. Dopo, anche negli attimi di agiatezza, nul­la è stato come prima. Era ini­ziata l’erosione dei valori, infi­ne culminata col fallimento e l’attuale, persistente dozzina­lità. E mediocrità.

Leggi l'articolo completo sull'edizione di Tuttosport oggi in edicola Alberto Manassero
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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