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Toro, date Vantaggiato a Bianchi

Toro, date Vantaggiato a Bianchi
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© Foto Pegaso
 
Con Di Michele è poco servito: il bomber ha bisogno di assist
TORINO, 17 novembre - A costo di sem­brare monotoni e ripetitivi converrà ripetere quanto già scritto e poi ribadito: questo Toro non è una squadra co­struita ad hoc, ma un organi­co assemblato alla bell’e me­glio facendo sul mercato di necessità virtù. Il problema era cedere elementi che a To­rino hanno fatto il loro tempo e che dunque non avrebbero più potuto dare il necessario contributo: operazione riusci­ta con Rosina, Barone e Amoruso e invece fallita con diversi elementi che il ds Fo­schi non è riuscito a colloca­re altrove. Che così adesso zavorrano lo spogliatoio con le loro tristezze e con le loro paure, giacché dei grandi gio­catori hanno soltanto un aspetto in comune: il ricco stipendio. Bravi loro a con­quistarlo, per carità: difatti dietro alla lavagna in questo caso bisogna mandare chi glieli ha riconosciuti. In pri­vato il presidente Cairo si la­menta perché lui paga oltre 20 milioni di ingaggio e qua­le primo tifoso poi deve assi­stere a deprimenti spettaco­li come le partite di Trieste e Piacenza, tanto per non an­dare troppo a ritroso con la memoria: ma nel calcio non vince automaticamente chi spende di più, sennò l’Inter avrebbe gia cento scudetti. Oggi lo slogan del football è pay per view, cioè paga per vedere: non pay per win, ov­vero paga per vincere.

DOMANDE - Detto ciò, pur se adottato e non concepito, al cospetto di questa serie B il Torino non soltanto ha tutto, ma ben di più per tornare in A. Pertanto una volta ricono­sciuti i limiti della società adesso la lente d’ingrandi­mento deve focalizzare le re­sponsabilità della squadra e dell’allenatore. Perché il Toro passa dalla partita vincente e convincente contro la Reg­gina alla desolante e umi­liante sconfitta contro la Triestina nel giro di pochi giorni? Al di là della stupi­dità (l’ha detto persino Di Mi­chele, che è il capitano: que­sto Torino non è una squadra furba) con cui ha regalato il pareggio al Lecce, perché i granata contro la capolista hanno realizzato due reti e prodotto altre 4/5 occasioni da gol, mentre con il derelit­to e ben più modesto Piacen­za non hanno creato neppure un’opportunità per segnare?

DUE PUNTE VERE - Tocca a Colantuono dare una rispo­sta a queste domande, cui però ne va aggiunta un’altra: perché la squadra che vanta il capocannoniere della B poi non lo mette nelle condizioni di esaltare quel valore ag­giunto? Tra i cadetti Bianchi può fare la differenza, anzi la fa: lo ha già dimostrato. Ma i granata non lo assistono ade­guatamente. Lui certo non è un centravanti che gioca per la squadra, non ne ha nem­meno le caratteristiche per farlo: Bianchi è un finalizza­tore e come tale va sfruttato. Ma quanti cross degni di tal nome ha visto sinora? Pochi, pochissimi. Però quando Ga­sbarroni gli ha recapitato assist veri il bomber poi li ha quasi sempre inzuccati in re­te. Dunque la priorità dev’es­sere quella di valorizzare le risorse della squadra. E se Leon è fumoso e Di Michele ormai rifugge l’area di rigore il peso dell’attacco non può ricadere sulle spalle del solo Bianchi: anche perché ades­so Vantaggiato può comin­ciare a fare la propria parte, dopo un avvio frenato dagli infortuni, ed è un attaccante che vede la porta come pochi altri, in B. Il Toro dunque non può più derogare da due punte vere, ovviamente sup­portate da un fantasista alle loro spalle: e sin quando Di Michele non ritroverà lo smalto e la capacità di inci­dere che aveva a inizio sta­gione, un Gasbarroni in sa­lute non ha rivali per questo ruolo.

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Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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