TORINO, 5 dicembre - Nel dubbio, dopo quel ch’è successo sabato scorso - allorquando Sereni si svegliò con l’amara sorpresa d’avere la schiena dura come un baccalà - per la trasferta di Lecce Beretta ha convocato tre portieri. Prevenire è meglio che rischiare, pur se per il portiere titolare statisticamente questi contrattempi non sono poi così ricorrenti. È questa la novità più rilevante del nuovo corso tecnico, perlomeno alla vigilia. Il resto lo scopriremo solo vivendo, o prendendola un tantino più bassa semplicemente guardando quest'oggi Gallipoli-Torino.
TUTTI ALL’ERTA - Dice Beretta che non vi saranno rivoluzioni e poiché questo Toro è stato concepito e generato per giocare soprattutto con il 4-3-12, proprio da questo impianto di gioco ripartirà l’avventura granata nel tortuoso campionato di serie B. L’incertezza semmai regna sulla scelta dei singoli interpreti, giacché come spesso succede il ribaltone tecnico ha rivitalizzato anche le speranze di chi - causa un organico decisamente ben assortito - ultimamente era finito involontariamente ai margini, come Pisano. Nella scelta odierna, che verrà comunicata ai calciatori soltanto in tarda mattinata, durante la riunione tecnica delle 11, incideranno particolarmente anche le condizioni e le sensazioni di alcuni importanti elementi.
LORIA SCALPITA - Uno su tutti, Loria. Ingiustamente considerato come il pupillo di Colantuono, oggi l’esperto difensore si ritrova a essere fondamentale punto di riferimento pure per Beretta, che ben conosce e stima avendolo già allenato a Siena. La personalità e il carisma del difensore si stagliano nel grigiore generale di una squadra ipodotata sotto il profilo degli attributi. Morale: recuperarlo dopo aver dovuto rinunciare alle sue prestazioni nelle ultime quattro gare sarebbe indubitabilmente preziosissimo per il Toro, anche perché dopo l’intervento al ginocchio Loria può finalmente esprimersi senza più freni inibitori e fisici. Beretta è sembrato molto più che possibilista: «Simone si è allenato per tutta la settimana con noi, è tonico, deciso, determinato, voglioso. Ne parlerò con lui, poi decideremo». Beh, se anche il diretto interessato avrà un minimo di voce in capitolo, ci sono tutti i presupposti per rivederlo in campo sin dal 1’. Al suo fianco aleggia uno dei tanti ballottaggi sagacemente alimentati, mescolando titolari e riserve, dallo stesso Beretta. La logica vedrebbe favorito Ogbonna, per molteplici ragioni. Ma è pur vero che Zoboli nel complesso non ha demeritato: nella circostanza, invece, Pratali può essere penalizzato dallo stato influenzale che a inizio settimana gli ha impedito di allenarsi a fondo. Sulle fasce, Colomboe Rubinpaiono infine in vantaggio su Dianae Pisano.
BELINGHERI SPERA - In regia Gorobsov contende la titolarità a Loviso. Beretta è stato magistrale nel depistare le sue intenzioni, cesellando da finissimo affabulatore i pregi dell’esperienza e poi ugualmente rimarcando le virtù dell’entusiasmo e della giovanile esuberanza. Nel ruolo di interni Zanetti e Saumel sembrano avere più chances, perlomeno dall’inizio, rispetto a Bottone e Belingheri. Nel contesto di scelte che oggi potrebbero corposamente modificare le impressioni della vigilia, se c’è un reparto dove le posizioni paiono maggiormente definite questo è il pacchetto offensivo. Rappresentato dal fantasista Gasbarroni a supporto del binomio Bianchi-Di Michele.
DI MICHELE ISPIRATO - Come nel Monopoli dopo un passo falso (leggasi l’esonero di Colantuono) si riparte dal Via (inteso come inizio della stagione): il dado è tratto. Re David
in questi giorni è parso di nuovo ispirato e convincente, Bianchi è forse l’unico insostituibile (purtroppo per il Toro, però, è diffidato: sicché alla prima ammonizione verrà squalificato). E alle loro spalle il Gassa essere velenoso purché s’imponga di non essere troppo etereo. Vizietto, questo, che talvolta connota pure Leon, mentre Vantaggiato, tra le punte, è ancora alla ricerca di una convincente e adeguata condizione atletica.
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