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Beretta esclusivo: «Toro, o si cambia o si resta in B»

Beretta esclusivo: «Toro, o si cambia o si resta in B»
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© LaPresse
 
«Abbiamo tanti problemi, soprattutto di testa. Credo ancora nella A»
TORINO, 24 dicembre - Buon Natale, Mario Beretta. «Ricambio con affetto. Lo sarà a livello religioso, ma non per la nostra fede laica. Mi spiace molto. Speria­mo almeno di poter far passare una bella Epifania al­la nostra gente. Almeno quella...».

Conoscendo il suo stile, ci permettiamo anche di dire: Buon Natale, Stefano Colantuono.
«Ci mancherebbe! A lui e a tutto il suo staff. E’ un pro­fessionista notevole, eppure trascorrerà un Natale po­co bello, professionalmente parlando. Però con le qua­lità che possiede, morali e tecniche, dalla prossima stagione tornerà a essere un grande protagonista».

Che Toro le ha lasciato?
«Non me l’ha lasciato Colantuono, è quello che ho tro­vato: la differenza sembra sottile, ma come ho sempre detto se non ci fossero problemi ora io non sarei l’alle­natore del Toro».
 
Problemi di che natura?
«Ognuno vede e interpreta il calcio in modo diverso. Secondo le mie cognizioni c’è da intervenire sul piano tecnico, tattico e atletico».

Banalizzando, il Toro è una squadra che ha più problemi di testa, cuore o gambe?
«Bella domanda! Mah, di cuore no, non direi. Non cre­do, visto come si allena. Da ciò che può dare a vedere è più un problema di testa: anche perché è sempre la testa che comanda tutto il resto».

14 punti nelle ultime 14 giornate testimoniano un disagio profondo, non una crisi passeggera.
«Io avevo chiesto tre settimane di tempo per conosce­re meglio la realtà: non sono presuntuoso e non ho la bacchetta magica, in questo periodo ho lavorato e os­servato per comprendere le problematiche e capire come intervenire. Intervenire, però, non vuol dire ri­solvere ogni cosa in un giorno: ci vuole tempo, non è facile. Di sicuro il nostro obiettivo è la promozione, ma così non si torna in serie A».

Evviva la chiarezza.
«Dobbiamo rendercene conto tutti, lavorando su ogni aspetto con dedizione e applicazione. Alla squadra non fa difetto l’impegno, ma se dare il 100% ha deter­minato questi risultati evidentemente bisognerà met­tere il 150%».

Solo questo ha detto ai suoi giocatori?
«No. Ho anche ricordato che allenare e giocare nel To­rino rappresenta una responsabilità e va affrontata a testa alta: essere del Toro non è da tutti».

Allo stesso modo essere del Toro non è per tutti.
«Inevitabilmente. Però chi è qui è stato scelto, pertan­to si presume che abbia le qualità per militare nel To­rino. Se le qualità non sono bastate, occorrerà molti­plicare l’impegno».

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