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Toro, Beretta batte un colpo: «Se Cairo chiama, ci sono»

Toro, Beretta batte un colpo: «Se Cairo chiama, ci sono»
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Intervista con l'imprenditore, indicato dal patron come socio ideale
TORINO, 27 dicembre - «Che cosa risponderei a Cairo se mi chie­desse aiuto? E’ questa la domanda? Ri­cordiamoci che Cairo è Cairo. Io sono Vittore Beretta». Infatti: a parlare con Tuttosport è il “re dei salumi”, un imprenditore davvero sul­la bocca di tutti. Guida una delle aziende ali­mentari più apprezzate dagli italiani. Oltre 500 milioni di fatturato all’anno, quasi il doppio di quello di Cairo. Brianzolo, 65 anni. Nelle vene, sangue granata: puro. Sponsor storico del To­ro: da un secolo all’altro. Giovedì, Cairo aveva dichiarato a questo giornale: «Beretta sarebbe il mio socio ideale, nel caso». Beretta ha letto, ci ha pensato bene a Natale e poi a Santo Stefano si è sentito domandare, per l’appunto: allora, commendatore, che farebbe se Cairo le chiedesse una mano?

Allora, presidente Beretta: che cosa risponde?
«Non facciamo confusione. C’è solo un presidente e questo è Cairo. Ed è il migliore che il To­ro potrebbe avere, oggi».

Ma anche lei è un presiden­te: del Salumificio Fratelli Beretta, il secondo o il terzo del settore in Italia quanto a fatturato e il primo in asso­luto nella produzione di sa­lumi a libero servizio. Se vo­lesse, se lo comprerebbe in quattro e quattr’otto, il Toro.
«Facciamo così: alla sua do­manda risponderò alla fine. Me ne faccia altre, prima».

E’ vero che tifa Toro dal 4 maggio 1949? Doveva anco­ra compiere 5 anni.
«Vero. Vidi mio padre e mia so­rella maggiore piangere, ap­poggiati sulla radio mentre trasmetteva la notizia della sciagura di Superga. La morte del Grande Torino. Divenni tifoso lì, in quel momento. Nel­la gloria e nella tragedia».

Dall’80 all’82 lei fu nel CdA di Pianelli, dal ’91 al ’94 lo sponsor del Torino più bello dopo quello dello scudetto ’76: 2° posto in Uefa e vitto­ria della coppa Italia.
«Con un allenatore magnifico, il migliore: Mondonico».

Dal 2003 sponsorizza il vi­vaio granata. Ma dal 2005 al 2008 è stato anche secondo sponsor della prima squa­dra. Manca solo che lei se lo compri per davvero, il Toro.
«Non sarei in grado di guidare il Toro. Sono realista. Fossi un supermiliardario e cercassi un giocattolo per divertirmi, allora sì. Ma il Toro non è un giocat­tolo. E io non ho tempo. E poi i soldi mi servono per tenere in Champions la mia azienda».

Come la famiglia Ferrero, storicamente granata.
«Li posso capire. Cairo è molto più portato di noi. E’ un im­prenditore nel settore della co­municazione e proprio per que­sto il calcio è il massimo come ritorno d’immagine, per lui. A patto però che non finisca nel­la tempesta, se no...».

Leggi il resto dell'intervista esclusiva sull'edizione di Tuttosport oggi in edicola

Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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