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Petrachi si presenta: «Io non ho paura»

Petrachi si presenta: «Io non ho paura»
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© M. Dreosti
 
Il nuovo dirigente del Torino: «La classifica può essere scalata senza problemi»
TORINO, 29 dicembre - Per un bizzarro scherzo del destino, un croni­sta ovviamente ignaro di quel che sarebbe successo da lì a poco aveva appena domanda­to a Gianluca Petrachi se non avesse avuto paura a sposare il progetto del Toro, alla luce di ciò che è successo a tantissi­mi predecessori. Semplice­mente a significare che il vi­rus che ammorba il Toro (e, lo ripetiamo, da ben prima che Cairo ne diventasse il presi­dente: la questione è annosa, ormai) impippisce e indeboli­sce anche i professionisti più scafati, figurarsi gli emergen­ti in rampa di lancio, per quanto già ben vaccinati. Do­manda più pertinente che mai anche in un pomeriggio di cal­ma piatta. Dunque si conside­ri quale valenza ha acquisito dopo l’indecente gazzarra che ha concluso anzitempo la con­ferenza stampa di presenta­zione del neoconsulente di mercato. Con l’espressione da duro ad accompagnare i modi e i toni assai pacati, infatti, Gianluca Petrachi aveva ap­pena finito di dire: «Paura di venire al Toro? La paura è fi­glia dei deboli e io invece cre­do di possedere carattere, de­terminazione e volontà per fa­re bene. Uno può avere paura se deve partire per andare in guerra, non se deve venire al Toro per fare calcio: non scher­ziamo, dai. In senso lato chi avesse tali timori non può ve­nire in una piazza come que­sta: se vuoi fare bene il calcia­tore devi pure avere un bricio­lo di personalità».

«CLASSIFICA CORTA» - Do­po le esplosioni delle prime bombe carta, dopo i pugni e i calci al container che ospitava la sua conferenza stampa di presentazione, Petrachi non ha mutato di una virgola le sue convinzioni. E senza per questo apparire come celodu­rista o gradasso sfrontato: «Conosco il calcio, in carriera purtroppo m’è capitato di co­noscere forme di contestazioni anche piuttosto violente. Ad Andria non avete idea di quanto dovemmo sopportare, meglio non ripensarci. Il pun­to è che queste manifestazioni di dissenso denotano le proble­matiche e le sofferenze di tut­to un ambiente. La priorità as­soluta, per il bene del Toro, è quella di ricreare entusiasmo, che ora è a zero. Il tifoso è de­luso, ne ha ben donde: il cam­pionato di serie B quest’anno è di livello mediocre, basti pen­sare all’Ancona. I marchigia­ni si sono salvati dalla serie C nell’ultima partita dei playout, lo scorso anno: in que­sto campionato hanno inne­stato tre soli giocatori e sono secondi. E’ un’altra dimostra­zione di come l’attuale serie B sia livellata verso il basso. Però proprio per questo occor­re essere positivi e costruttivi: la vetta non è distante, però la squadra ha bisogno di reset­tare in fretta tutte le sue nega­tività ».

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Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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