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Torino, Pià promette: «Farò tanti gol» VIDEO

Torino, Pià promette: «Farò tanti gol» VIDEO
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Il saluto di Beretta al telefono all’una di notte: «Da domani a letto prima»
TORINO, 3 gennaio - Mancavano pochi minuti all’una di notte di venerdì allorché Rino Foschi ha telefo­nato a Mario Beretta per comunicargli di aver­gli messo a disposizione Inacio Pià. Il cellulare del tecnico era già spento, sicché il ds ha contat­tato la reception dell’hotel di Leinì - sede del ri­tiro del Torino e attuale punto di riferimento dell’allenatore - a costo di svegliare Beretta. Do­po aver parlato con il suo ds, il conducator ha co­sì già avuto modo di dare a Pià il suo primo sa­luto, conversando pochi minuti con l’attaccante. Quattro chiacchiere di puri convenevoli e poi una simpatica puntura, come buonanotte: «Ben­venuto al Toro, però mi raccomando... Da doma­ni sera vai a dormire prima!». Il tono era ovvia­mente bonario, ma tra il serio ed il faceto Beret­ta ha espresso una grande verità.

LA TRATTATIVA - A quell’ora tarda si era arri­vati nell’impossibilità di trovare un’intesa che mettesse tutti d’accordo. Il Napoli era salito a Milano con il suo ds Riccardo Bigon per mone­tizzare un prestito oneroso attraverso la cessio­ne di Pià. Il Torino, viceversa, metteva sull’altro piatto della bilancia una contropartita tecnica da scegliere in una rosa di cinque o sei papabi­li. Alla fine un saggio compromesso ha posto le basi per sancire l’affare: Pià è giunto al club di Cairo in prestito gratuito (ahia, ci risiamo...), con un diritto di riscatto già prefissato a favore dei granata comunque vantaggioso. Se l’attac­cante brasiliano farà bene e convincerà i vertici granata, a giugno il Toro potrà acquistarlo a ti­tolo definitivo versando soltanto 250 mila euro al Napoli. Certo, nella prossima stagione Pià en­trerebbe in regime di svincolo (la scadenza con­trattuale col club di DeLaurentiis è appunto il giugno 2011), però sulla carta l’operazione è dav­vero interessante per il Torino. Anche perché il giocatore ha investito su se stesso, pur di agevo­lare il buon fine dell’operazione. In genere, quan­do un calciatore accetta un declassamento di ca­tegoria in cambio trae un vantaggio di natura economica: nel caso di Pià, invece, accade il con­trario. L’ottimista Inacio lascia il Napoli rilancia­to da Walter Mazzarri in serie A per sposare le problematiche del Torino in B, e pure rinuncian­do a una parte del suo ingaggio. «Voglio il Toro, sono convinto di fare bene», ha detto l’altra sera l’attaccante al manager Marco Petrin che l’ha accompagnato all’hotel Hilton di Milano, sede dell’appuntamento tra Napoli e Torino. E quel­la volontà forte gli ha fatto accettare senza bat­tere ciglio pure l’offerta contrattuale più bassa di Foschi: in quanto a stimoli, ne ha da vende­re. Ieri è giunto a Torino alle 13.40, quando l’al­lenamento era già terminato. Ad attenderlo, al­la Sisport. c’era Beretta con il suo staff. Avendo già l’idoneità sportiva, pronti-via ed è andato su­bito in campo per una seduta solitaria sotto l’at­tento sguardo del suo nuovo allenatore.

QUEL FEELING CON BIANCHI -Svelto di gamba, Pià è veloce pure di pensiero. A Foschi che gli diceva: «Non ti prendo per i gol, ma per quelli che mi farai fare», l’ormai ex napoletano ha replicato: «Mi creda, direttore, io vengo al To­ro anche per segnare. Sono un attaccante, non mi basta fare gli assist». Al segretario generale Massimo Iencache gli ha domandato quale nu­mero di maglia desiderasse, Pià ha candida­mente chiesto il 12. «Senonché - svela il suo ma­nager Petrin - Ienca gli ha spiegato che da anni la società ha assegnato quel numero alla curva Maratona e Inacio ne ha ovviamente preso at­to, dicendo: viva la Maratona, io ne prenderò un altro». La scelta è caduta sul 99: doppio nove e chissà se in omaggio di Rolando Bianchi, che sulle spalle ha il numero classico del centravan­ti. Pià lo spiegherà oggi, nella conferenza stam­pa di presentazione, dove avrà modo pure di ri­cordare i tempi e le partite giocate al fianco pro­prio di Bianchi, suo partner d’attacco dapprima nella Primavera e poi in prima squadra con l’A­talanta. Erano le stagioni di Giovanni Vavasso­ri allenatore, per celebrare giustamente il pro­fessionista che lanciò l’attuale coppia di attac­canti del Torino. Giunto in Italia dal Brasile quando aveva 15 anni, Pià è diventato cittadi­no italiano con il matrimonio, sposando una ra­gazza di Bergamo che gli ha già regalato due splendidi figli: Sofia, di quattro anni, e Samue­le, di un anno e mezzo. E’ quello il suo piccolo mondo antico, è la famiglia la semplice ricetta della sua felicità. Una quotidianità che affonda profonde radici nella normalità, in una vita sa­na ed ordinata. Ecco perché oggi sarà curioso chiedergli conto del suo primo Capodanno tra­scorso a Napoli. Pare che sia ancora turbato dal­la tipica euforia parteneopea: il che dimostra co­me Pià ormai sia più un tosto bergamasco che un gaudente brasiliano, per nulla in balia della saudade del Carnevale di Rio.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • elkapp04/01/2010 10:28:44
    Cominciamo bene! Un altro che promette meraviglie prima di scendere in campo, come se fosse un fuoriclasse che ha appena vinto il pallone d'oro.
    Ma possibile che al Toro non ci sia un esperto di comunicazione che insegni a questi fenomeni a non dire cazzate?
    E allora come si fa a non capire che i tifosi hanno ragione d'incazzarsi quando scendono in campo?
    Imparino l'umiltà dimostrando rispetto per i tifosi che da anni son costretti a subire quste prese per i fondelli.
    SFT ekos
     
     
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