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Bianchi ci crede: «Torino in A: assolutamente»

Bianchi ci crede: «Torino in A: assolutamente»
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© Foto Liverani
 
«Dobbiamo farcela a ogni costo: serve una svolta»
SAN FRANCESCO AL CAM­PO (TORINO), 12 febbraio - Squalificato a casa sua. Squalificato sì, ma assen­te mai. In questi ultimi anni il Torino ha avuto molti capitani: non tutti impegnati, però, nel­l’accezione realmente sociale del termine. Presenti a loro stessi e al mondo dello spoglia­toio. Coerenti, all’altezza. Ca­paci di seminare unione e fidu­cia. Svegli nell’interpretazione del ruolo. Non così anarcoidi o avidi di orticelli personali da anteporre in modo miope il mero interesse personale del momento, foss’anche minima-l­ista, a una più utile crescita collettiva. Bianchi, sangue ber­gamasco, defenestrato inevita­bilmente da un giudice sporti­vo, domani seguirà per la pri­ma volta il Toro dalla tribuna. Ma solo dopo aver ascoltato il suo richiamo della foresta. Tra­scorrerà anche lui in ritiro le ultime ore prima della partita. Sono piccoli segnali in progress, atteggiamenti lineari che contribuiscono a diffonde­re quello spirito di gruppo di cui si disquisiva all’inizio.
 
LA CARICA - Buon giorno, Bianchi. Il ter­reno è ancora fertile o è di nuovo fertile? «Chi è andato via non era un dissidente. Avevano anche loro grandi valori umani». E chi è arrivato? «Ha anche la spinta di una grande determinazione. Una enorme voglia di dimostrare il proprio valore nel Toro. Ecco perché si può ancora fare bene tutti assieme. A gennaio c’è stato un cambiamento totale e lo dicono in primo luogo i nu­meri: 9 partenze, 12 volti nuo­vi. Sono tante 21 operazioni». In verità 22, con l’addio overtime di Diana. «Comunque anche chi è partito era parte integrante del gruppo. Di sicuro, però, chi ha abbracciato il Toro da poco è aiutato maggiormente dal pubblico. Invece prima i mugu­gni si sentivano al primo erro­re in campo. Meglio così, co­munque: è fondamentale per noi ritrovare il rapporto miglio­re con la gente». Ma è ancora possibile, con la serie A tanto lontana? Realisticamente, non è af­fatto facile dipingere il qua­dro della promozione. «Io penso che fino a quando la matematica non ci condan­nerà, dovremo dare il massimo per raggiungere l’obiettivo. Continuando a crederci, ad avere la necessaria fiducia». Apprezzabile. Ma le statisti­che dicono che servono 34 punti per raggiungere i playoff: il bottino necessario potrebbe essere questo. «Appunto: si può. Per cui dob­biamo puntarci». Significa la media di una vittoria e un pareggio ogni 2 partite: un bell’impegno, in 18 incontri. «Difatti siamo obbligati a cam­biare immediatamente mar­cia, a vincere almeno 2 o 3 in­contri di seguito, a centrare un filotto di risultati oltremodo po­sitivi. Tanti pareggi sono stati utili, ma adesso serve una svol­ta netta. Subito, fin dalla partita contro l’AlbinoLeffe. Se davvero ne vincessimo parec­chie di seguito, allora comince­remmo a risalire in classifica e spaventeremmo tutti gli av­versari».

Leggi il resto dell'articolo sull'edizione di Tuttosport oggi in edicola Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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