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Torino, adesso bisogna svoltare davvero

Torino, adesso bisogna svoltare davvero
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© M. Dreosti
 
Servono cinismo, cattiveria e fame di A. MANASSERO
DUE VITTORIE consecutive in cima a un avvio di ritorno promettente vanno in parallelo a una serie di circostanze da poter indossare un collier di scaramanzie, volendo. Il silenzio stampa e le porte chiuse, l’amuleto Nicola di Bari e l’indurito muso di Colantuono, la società messa in vendita e la comparsa di un potenziale acquirente, la rarefazione di Cairo e l’ingresso nello spogliatoio di Giacomo Ferri.

Tutto quanto fa brodo e, probabilmente, tutto quanto contribuisce ad allentare la pressione sulla squadra. Può essere questa una delle chiavi che stanno, a quanto pare, restituendo al Torino una forza che pareva piegata per sempre. E’ però un sottile filo di lama da percorrere con perfetto equilibrismo. Troppo spesso questa squadra ha mancato l’appuntamento con la svolta, ha inspiegabilmente fallito il salto di qualità sul più bello, rilassandosi o tendendosi troppo. Colantuono, Petrachi e Ferri devono dunque saper miscelare alla perfezione le positività del buon momento con le responsabilità, la tranquillità data dal calo di pressioni esterne con l’ansia da prestazione interna. Impedire insomma l’eccessivo rilassamento così come non permettere il dilagare della tensione portata dall’importanza dei prossimi impegni.

Siamo difatti all’ultima chiamata. Ora, e pur rimpiangendo ancora la sconfitta con la Salernitana, il Torino si è messo nelle condizioni di centrare la rimonta promozione. Marzo sarà, come d’altronde detto in tempi non sospetti dallo stesso Colantuono, il mese decisivo.

Decisive saranno le prossime due trasferte consecutive: Ancona e Modena. All’andata, ricorderete, proprio con questa doppietta, allora casalinga, il Torino fallì il primo momento che avrebbe potuto essere decisivo per il suo campionato. Un pareggio preso per i capelli e una sconfitta che cronicizzarono il singhiozzo poi sfociato nella crisi conclamata. L’allenatore invoca un filotto di successi: almeno 4, meglio 5. E’ palese che dinanzi a un simile passo, il già riaperto discorso della promozione diretta diventerebbe obiettivo concretissimo. Altrimenti il Torino dovrà soffrire e battere punto su punto per garantirsi almeno un posto alla lotteria dei playoff. I progressi nel gioco, nell’ordine tattico, nello spirito mentale e nel corpo atletico concedono possibilità. Soprattutto se la superiore caratura dei Leon e dei Gasbarroni, finalmente palesatasi, verrà confermata dai diretti interessati. In una compagine che ha ritrovato solidità e organizzazione, loro possono fare la differenza. Ma, a questo punto, saranno il cinismo, la cattiveria agonistica, la fame di successi, l’esperienza, la scaltrezza e la compattezza dell’insieme a contare più di tutto. Le vittorie potranno essere belle o brutte, però quest’ultime non saranno meno importanti delle prime. Anzi.
Alberto Manassero
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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