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Colantuono, che ramanzina: «Ragazzi, state più calmi»

Colantuono, che ramanzina: «Ragazzi, state più calmi»
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© LaPresse
 
Il tecnico del Torino: «Pensate a giocare, basta nervosismi»
TORINO, 16 marzo - Invitava Petrachi, 24 ore dopo la sconfitta di Ancona, a guardare anche al bicchiere mezzo pieno: «Nel girone di ri­torno siamo una delle squadre ad aver raccolto il maggior nu­mero di punti, 14, a conferma dei netti progressi compiuti sotto la mia gestione» . Sottolineava ­sempre il ds - l’amarezza per il modo in cui è maturato il ko nel­le Marche, arrivando a parlare di un Toro «del tutto irriconosci­bile rispetto alle partite prece­denti. E, in particolare, rispetto alla bella vittoria sul Frosinone della settimana prima» . E pro­prio per questo il dirigente si preoccupava di aggiungere: «Ab­biamo sbagliato la partita, sia­mo stati troppo nervosi, timoro­si, siamo persino caduti nella trappola degli avversari, reagen­do male alle loro provocazioni. Evidentemente i giocatori han­no patito troppo le pressioni che questo campionato inevitabil­mente produce, visto il fardello che ci portiamo sempre appres­so»: cioè l’andamento decisamen­te deludente del girone d’andata. «Ma proprio perché in 8 partite ne abbiamo sbagliate solo 2, con­tro Salernitana e Ancona, ades­so dobbiamo ripartire daccapo con impegno e la giusta serenità. Per fortuna nulla è ancora com­promesso. Questo è un campio­nato così strano, così anomalo, che può capitare di tutto. Non solo abbiamo la possibilità di raggiungere i playoff, ma po­tremmo centrare persino la pro­mozione diretta» . Un’analisi complessivamente corretta. Pa­role di buon senso, insomma, che hanno trovato un’eco nei ragio­namenti che Colantuono ha di­spensato alla squadra, ieri po­meriggio.

L’ABITUDINE - E’ abitudine del tecnico tenere un discorso più o meno lungo alla ripresa degli al­lenamenti, per cominciare a in­dirizzare il lavoro settimanale nei registri immaginati. Colan­tuono ha provveduto ad analiz­zare la partita di Ancona senza entrare troppo nei dettagli, ma rimarcando in particolar modo proprio l’aspetto caratteriale, do­ve e come migliorare: «Espulsio­ni, ammonizioni, squalifiche... Abbiamo di nuovo preso troppi cartellini, abbiamo chiuso persi­no in 9. In questo campionato è già successo troppe volte di bec­care dei gialli inutili, pesanti, e dei rossi ancor più evitabili. Ci facciamo del male da soli» . Fra­si, concetti così, dispiegati ai gio­catori con maggiore “intensità” dialettica e con qualche termine ben più colorito: ma nella tradu­zione giornalistica la musica non cambia. Un altro esempio: «Ad Ancona ci siamo fatti prendere dal nervosismo, abbiamo fatto il loro gioco, dovevamo restare cal­mi, pensare a giocare e non a protestare». Oppure: «Bisogna sempre mantenere i nervi saldi, in ogni situazione, perché se no subisci il danno e la beffa e fai pure la figura dello scemo». Ecco, le parole usate sono state un po’ meno eufemistiche, ma poi si torna sempre lì: alla necessità di alleggerire le pressioni nello spo­gliatoio. Sempre Petrachi, infat­ti, rimarcava l’altro giorno: «Il fatto di dover compiere una rin­corsa, di dover recuperare punti e posizioni in classifica ci obbli­ga a vivere tutte le partite come se fossero delle finali. Ma dob­biamo imparare a reggere me­glio le tensioni».

Leggi l'articolo completo nell'edizione odierna di Tuttosport Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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