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Toro, è il giorno: Colantuono tiene tutti sulla corda

Toro, è il giorno: Colantuono tiene tutti sulla corda
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© M. Dreosti
 
Stasera il ritorno contro il Sassuolo: Garofalo in rampa di lancio
CARPI, 6 giugno - C’è stato un preciso momento, nella conferenza stampa di Colantuono, in cui l’allenatore ha fatto capire tut­to con niente: è bastato guar­dare i suoi occhi per cogliere l’attimo. Dopo un anno di fre­quentazioni quasi quotidiane con i media lui ormai non ha quasi più segreti, e tra l’altro quei pochi non fa proprio nul­la per celarli. Uno dei suoi pre­gi più grandi è quello di essere un uomo: giù il cappello, gli al­lenatori vanno e vengono, gli uomini restano. Nella testa, nei cuori, nei ricordi delle per­sone. Colantuono è schietto e diretto, non le manda a dire: talvolta sbaglia, magari esage­ra, poi però sa anche chiedere scusa, allorché si ravvede. Non è un quaquaraquà che gioca a fare il bullo, credendosi onni­sciente, ma un professionista puntiglioso, talvolta un tanti­no permaloso (lì comunque è sempre in buonissima compa­gnia, specie tra i colleghi...) che corregge anche le virgole e sot­tilizza sui minimalismi.

A CACCIA DI EPISODI
- So­no quegli occhi, quei fari abba­glianti anche di giorno lo spec­chio della sua anima. Se Carlo Ancelotti denota nervosismo alzando inconsciamente il so­pracciglio, Colantuono vicever­sa attira attenzione spalan­cando i fanali. Ieri si parlava di come le partite di calcio dipen­dano sempre più dagli episodi e un cronista ha rimarcato l’importanza delle palle inatti­ve, quasi dipendessero dal fato e non fossero ormai una strate­gia di gioco. E’ stato in quel pre­ciso momento che il volto del tecnico romano ha d’acchito mutato espressione, salvo poi ricomporsi morbidamente per proteggere la Ragion di Stato. Sì, perché è stata proprio la si­mulazione delle palle inattive, la ripetizione fin ossessiva di soluzioni da adottare poi in partita una delle ragioni per cui il Torino si è isolato in que­sti giorni. La scelta del centro d’allenamento spiabile solo dai satelliti (che però hanno qual­cosa di più importante di cui occuparsi) è stata gestita con scrupolo conservativo proprio per preservare la segretezza e dunque l’effetto a sorpresa del­le soluzioni elaborate. Ennesi­ma dimostrazione, come ricor­dava lo stesso Colantuono, che «vincere questa partita per il Torino non è un’ossessione, co­me pensa malamente qualche dirigente del Sassuolo, ma una grande ambizione, oltreché un obiettivo dichiarato».

PALLE ALTE - Il conducator non ha lasciato nulla d’intenta­to, del resto la partita d’andata di mercoledì aveva evidenziato proprio la sofferenza degli emi­liani nelle mischie e sui pallo­ni alti. Bianchi ha fatto gol da un cross su punizione, Loria ha centrato la traversa e co­munque i granata si sono rive­lati superiori in quello specifi­co sviluppo dell’azione. Per in­cidere ancora di più, non aven­do mancini dal piede educato per sfruttare le situazioni da palla ferma, Colantuono sem­bra orientato a rischiare qual­cosina, rilanciando dal 1’ Ga­rofalo. L’ex senese, su punizio­ne, ha già fatto gol alla Reggi­na ed è comunque un interpre­te specifico per il 4-4-2, ovvero l’impianto che maggiormente esalta il gioco sulle corsie late­rali. Allargando con costanza la manovra il Torino può met­tere in seria difficoltà il Sassuo­lo e oltretutto Colantuono può contare su tutti i suoi esterni: mercoledì Statella e Scaglia hanno dato il cambio ad Anto­nelli e Gasbarroni, stavolta potrebbe accadere l’esatto con­trario. Anche perché il Gas può risultare davvero venefico esa­lando il suo estro a partita in corso, magari anche in sostitu­zione di Salgado e quindi pro­ponendosi da trequartista ag­giunto o seconda punta, dietro a Bianchi.

GAS DOUBLE FACE - Il ritor­no di Garofalo, aggiunto al rientro di Ogbonna al fianco di Loria, consentirebbe a Co­lantuono di riproporre la dife­sa titolare, con il pendolino D’Ambrosio su e giù sulla fa­scia destra. La buona condizio­ne di Rubin frena però un po’ il tecnico, che in effetti in que­sti giorni ha lasciato aperto il ballottaggio sull’out mancino: anche perché, con Gasbarroni seconda punta, a quel punto Garofalo potrebbe proporsi an­che come esterno di centro­campo. «I playoff sono una lot­teria, ma qualcosa dovremo ri­schiare per battere il Sassuo­lo », ha ammesso l’allenatore, consapevole del vantaggio di partenza goduto dagli emiliani che stasera avranno due risul­tati su tre a disposizione. In termini di prestazione, lui fa­rebbe la firma per rivedere il Torino intenso e voglioso di mercoledì sera: «Ovviamente, però, più cinico e cattivo negli ultimi venti metri di campo». Già, perché non basterà l’arma in più della Maratona itine­rante: per battere il Sassuolo e andare in finale bisogna fare gol. Tanti o pochi, purché uno in più degli avversari.Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • adolfo06/06/2010 18:14:14
    resta pure dove sei caro toro. il tuo presidente avrebbe dovuto fare a meno di fare dichiarazioni quando la juventus fu retrocessa con quella sentenza scandalosa. come disse lui, non si sente la mancanza del toro in "A" auguro un felice e lungo soggiorno in serie "B".
  • giujuventino06/06/2010 15:40:57
    NO No non vogliamo il Toro in serie A!!forza Sassuolo!
     
     
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