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Obodo: «Qui per la Serie A» Oliveira: «Il Toro è meglio»

Obodo: «Qui per la Serie A» Oliveira: «Il Toro è meglio»
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© Foto Liverani
 
L'ex Udinese: «Ritorniamo in alto». L'ex Parma: «È un progetto vincente»
TORINO, 4 agosto - Gianluca Petrachi l’ha presentato alla stampa con legittimo orgoglio, quasi co­me facevano quei playboy d’un tempo andato con gli amici mostrando loro l’ultima con­quista: «Ho corteggiato Chris Obodo per molte settimane, ma ne è valsa la pena perché alla fine, per fortuna, mi ha detto sì». Lui, il mediano prele­vato dall’Udinese, ghignava sornione. Salvo poi conferma­re, di lì a poco: «È andata pro­prio come il direttore ha rac­contato. Alla fine dello scorso campionato il mio manager ha ricevuto una telefonata da Pe­trachi che gli annunciava l’in­teressamento del Torino per me. Io ero già in vacanza, a ca­sa mia, in Nigeria e in quel mo­mento non me la sono sentita di dare una risposta, così ho chiesto di attendere il mio rien­tro in Italia. In tutto questo pe­riodo il Torino non ha mai smesso di farmi sentire l’affet­to e la stima che la società pro­va per me, Petrachi è riuscito a essere davvero convincente. E poi ci hanno pensato mio fra­tello, il direttore sportivo del­l’Udinese e Di Natale: tutti a dirmi di venire al Toro, perché sarebbe stata la cosa giusta. Ora sono qui: al di là di tante parole, servono soltanto i fatti. L’obiettivo di una società come questa è uno solo, tornare in serie A, e io sono qui per fare bene. Voglio dimostrare ciò che so fare e dare a tutti quel che si attendono da me».

OLIVEIRA - Filipe Oliveira ha sempre creduto nella forza del destino, sicché non si è sorpre­so più di tanto riabbracciando Valerio Di Cesare a Torino. Raccontando la sua storia, ieri pomeriggio, non è escluso che abbia fatto altri proseliti: «Io e lui abbiamo condiviso una bel­lissima esperienza umana e professionale a Londra, nel Chelsea. Eravamo sempre as­sieme, abitavamo vicini: io gli ho insegnato un po’ d’inglese, lui è stato il mio maestro di ita­liano. In quei tempi nel Chel­sea era quasi la seconda lingua ufficiale: c’erano Ranieri, Zola, Cudicini, Desailly, Sta­nic e altri che parlavano bene l’italiano, quindi per me è sta­to bello e semplice imparare qualche nuova parola. Siamo latini, non è poi così difficile. Con Valerio ci siamo sentiti spesso in questi anni, ma non si parlava di calcio. Ho scoper­to adesso che poi ha scelto co­me numero il 23, che è quello che poi ho sempre avuto an­ch’io e adesso, arrivando in Ita­lia, con tanti giocatori che pote­vo incontrare ho ritrovato pro­prio Valerio, che per me davve­ro è come un fratello. Sì, ci sia­mo sentiti molto spesso negli ultimi giorni, ma lui non mi ha mai spinto a venire: mi conosce bene, sa che voglio ragionare con la mia testa e che dovevo essere io il più convinto di la­sciare Parma e la serie A per accettare il Torino in B».

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Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • Nedved2225/08/2010 20:59:51
    Abbiamo fatto 2 ottimi acquisti mi complimento con la società sopratutto per obodo che è un gran registra,Ho la formazione giusta per il Torino ( corsivo giocatori non acquistati-stampatello quelli che vorrei acquistare).
    Morello
    di cesare-LAGO-PRATALI-ABRUZZESE
    scrigna-obodo-SALIHAMIDICZ-VENTOLA
    bianchi-vantaggiato
     
     
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