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Lerda incontentabile: «Non sono soddisfatto del Torino»

Franco Lerda, allenatore del Torino
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© M. Dreosti
 
Il tecnico granata: «Mancano troppi giocatori, però resto fiducioso»
CUNEO, 9 agosto - La serata del Pa­schiero si apre con la premia­zione di Lerda. Uno che qui è di casa. Perché ha giocato nel Cuneo al crepuscolo della car­riera, dal 2000 al 2002, e per­ché è nato a Fossano, che dal capoluogo di provincia dista meno di 30 chilometri. Tra i 2.500 spettatori c’è chi non di­mentica di prendersela con le nuove normative in tema di ingresso allo stadio ("no alla Tessera del Tifoso", recita uno striscione). Poi si gioca, con i granata in campo privi del so­lito treno di infortunati: dal portiere Morello al difensore Pratali al centrocampista Co­fie. E nel reparto offensivo mancano Gasbarroni, Laza­revic, Stevanovic, Salgado e Iunco. Mezza squadra, insom­ma. «Sì, gli assenti e quei gio­catori che ancora devono arri­vare a Torino rappresentano un problema ma vedrete che in settimana gli esterni arri­veranno», dice Lerda dopo il 4-1 al Cuneo.

CHE OGBONNA! - Fosse una donna, il Toro del primo tem­po sarebbe una splendida adolescente che non mantie­ne le promesse quand’è tempo di sbocciare definitivamente. L’azione del 4’ minuto è quan­to si spera di vedere e rivede­re nel corso della stagione or­mai alle porte: cross da destra di Filipe, velo di Bianchi e Be­lingheri che scaraventa alle spalle di Lorenzon. Il resto? Beh, un alternarsi di buone idee e palloni sbagliati, so­vrapposizioni non premiate e altre abortite. In particolare sull’out sinistro Garofalo se la deve cavare (quasi) da solo. Se raro è l’appoggio in fase offen­siva di Rubin così non si può dire per D’Ambrosio. Magari impreciso al momento di toc­care palla ma fisicamente già in forma. E c’è da credere che le gambe siano anche caricate dall’aspetto psicologico, in netta ascesa considerata la prima convocazione con l’Un­der 21. Ogbonna, l’altro gra­nata (ri)chiamato in azzurro da Casiraghi, è invece la soli­ta sicurezza che si tratti di fermare gli attaccanti del Cu­neo piuttosto che di imposta­re l’azione. Più incerta la pre­stazione di Di Cesare. In mez­zo al campo è lodevole lo sbat­tersi di Obodo e Zanetti, se però si cerca la pulizia del passaggio è bene rimandare il giudizio.

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