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Rubinho sicuro: «Toro, sono qui per restare»

Rubinho sicuro: «Toro, sono qui per restare»
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© M. Dreosti
 
Il portiere: «Questo non è un club, ma una ragione di vita»
TORINO, 22 settembre - Ribens Fernando Moe­dim, in arte Rubinho, che ci fa un portiere del suo talen­to in serie B?
«La vita è fatta di sfide. All’ul­timo secondo di mercato è arri­vato il Toro e io e la mia fami­glia lo abbiamo subito sposato. Fare bene in questo club signi­ficherà avere un piccolo spazio nella storia di uno dei più gran­di club del calcio italiano».

L’ultimo giorno di mer­cato s’è risolto tutto.
«Già. Sino alle sei tutti diceva­no che sarei finito alla Roma al posto di Doni. Poi alle sette me­no un quarto mi hanno detto: contrordine, vai al Toro».

E lei?
«Io non sapevo neanche che il Toro cercasse un portiere. Il tempo di telefonare a mia mo­glie e abbiamo detto subito sì».

Sino a quel momento Tori­no per lei era solo un ricor­do d’infanzia.
«Sì, perché mio papà era in Ita­lia nel 1976, proprio a Torino perché lavorava all’Olivetti. E il 16 maggio di quell’anno pre­se l’unica sbornia della sua vi­ta per festeggiare lo scudetto del Toro. Non aveva mai assag­giato una goccia di vino o birra. Un po’ per la festa, un po’ per­ché gli piaceva, andò a dormi­re ubriaco».

Lei cosa farebbe per festeg­giare il ritorno di questi co­lori in serie A?
«Mi concederei anch’io una bel­la sbornia. E poi farei tornare José Elias, cioè mio papà, a To­rino per prendere la seconda».

Non tutti sanno che lei è il fratello di Zé Elias, ottimo centrocampista dai piedi buoni che in Italia ha gioca­to nel Genoa e nell’Inter.
«Sì, Zé ha smesso di giocare due anni fa: colpa di schiena e ginocchia, gli facevano troppo male. Oggi ha 34 anni, fa il commentatore televisivo in Brasile ed è molto apprezzato».

Madre Natura non ha fatto torti: al primogenito ha dato i piedi, al fratello le mani...
«Ne parlavo proprio con Di Fu­sco, il nostro allenatore dei por­tieri, quando mi ha raccontato che lui ha giocato in serie A pu­re come centravanti, al posto di Careca. Gli ho detto che se per caso avranno bisogno di me fuori dai pali io potrò solo giocare come quei terzini di una volta. Quei difensori al­l’antica che chiudevano gli oc­chi e calciavano forte il pallone purché andasse il più lontano possibile dalla loro area».

Rubinho, perché sabato col Novara vi siete complicati tanto la vita?
«Perché non abbiamo saputo leggere bene la partita. In 11 contro 9 avevamo un mucchio di spazi a disposizione e non siamo riusciti a sfruttarli. Però abbiamo già fatto tesoro di quell’esperienza: se succederà un’altra volta, non ci faremo più sorprendere».

La stragrande maggioranza della critica sostiene che in A saliranno Atalanta e Sie­na. Per il Toro, al massimo, ci potrà essere un posto nei playoff. Lei che dice?
«Non dico. Non mi piace parla­re, preferisco fare. E poi in ge­nere chi chiacchiera tanto è perché è insicuro, ha qualcosa da nascondere. Noi dobbiamo solo pensare a lavorare bene, a preparare al massimo ogni partita. Poi a giugno vedremo la classifica e magari anche do­ve sono finiti quei signori che oggi hanno tutte queste certez­ze. A settembre sono tutti bra­vi e tutti sono intenditori di cal­cio: ma a fine stagione, spesso, non è più così».

Rubinho, ma se oggi suo papà le chiedesse che cos’è il Toro, lei che gli risponde­rebbe?
«Gli direi così. Papà, è solo da tre settimane che io sono qui, però ho già capito una cosa. Questa non è una squadra di calcio, ma una ragione di vita. Tutte le persone che ho incon­trato in città mi hanno spiega­to che il Toro è una scelta. Ec­co perché è così forte il senso di appartenenza dei tifosi verso la squadra, ecco perché c’è tan­ta passione. A me piace tutto questo, anche quando si tra­sforma in pressione».

Com’è la sua Torino?
«Bella. Bellissima. Piena di parchi, di verde, di posti dove giocare con il mio bambino. Si chiama Felipe, ha due anni».

Provi a chiudere gli occhi e a sognare. Dove si vede tra cinque anni?
«A Torino, e non lo dico per fare bella figura. Vorrei es­sere qui perché non mi sen­to di passaggio: ci vorrei re­stare e anche per un bel po’. Mia moglie è stilista, qui ha la possibilità di studiare, di crescere, siamo nella città del design».

Leggi l'intera intervista sull'edizione odierna di Tuttosport

Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Commenti

  • Leroimichel8527/09/2010 23:44:43
    Ma chi è il fratello scarso di Robinho???In Brasile quando 6scarso vai in porta....Solo il Toro poteva prenderlo ih ih ih!!!Prepara il pallottoliere....serie B serie B!!!!
  • elbepp22/09/2010 18:59:25
    Rubinho sono sicuro che molte partite ce le farai vincere te con le tue parate,hai tutti i mezzi per diventare uno dei portieri più forti in circolazione.
    Resta con noi anche quando saremo in serie A.
     
     
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