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Petrachi: «Cristiano Zanetti sarebbe il rinforzo ideale»

Petrachi: «Cristiano Zanetti sarebbe il rinforzo ideale»
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© LaPresse
 
Il ds granata: «Giocatore im­portante ma adesso è prematuro parlarne»
Il ds: «C’è chi deve ancora conquistarsi il Toro, le prossime gare sono decisive» « Giocatori, guai a mollare» Petrachi avvisa la squadra: «Non si è fatto niente di speciale. Bisogna restare umili» «Siamo contenti per il rendimento nelle ultime partite, ma restiamo in ritardo: anche a Piacenza si deve giocare come se davanti avessimo i primi in classifica» «Cristiano Zanetti? Lo ammetto, piace anche a me: è il prototipo ideale del regista, un giocatore importante per esperienza, carisma e doti tecniche» «Basta rivoluzioni. Stavolta a gennaio porteremo avanti una campagna di correzione e di rafforzamento per ogni reparto: con Cairo l’intesa è ok» TORINO, 23 novembre - Buon giorno, Petrachi. Le ultime 5 partite senza ko, con 3 vittorie in casa e 2 pa­reggi in trasferta, sono un’ottima medicina. Una marcia da promozione. «Condivido. Ma ogni medicina possiede anche delle avverten­ze. Traduco: siamo contenti, siamo usciti dalla crisi di un mese fa, ma non c’è nessun motivo per essere euforici o per abbassare la guardia. Guai ai facili ottimismi. Guai a molla­re proprio ora. Non abbiamo ancora fatto nulla di speciale. La B è infida: bastano 3 passi falsi e torni vicino ai playout. La forza vera di una squadra è mantenere una marcia equi­librata. Essere continui».

Sacrosanto: anche perché il Toro è ancora in ritardo in classifica.
«Appunto. Le 6 sconfitte di ini­zio campionato, molte delle quali pure evitabilissime, con­tinuano a pesare come un ma­cigno. Dobbiamo proseguire a lavorare col massimo dell’im­pegno e della professionalità. Umili, zitti e concentrati. Ler­da ripete ai giocatori: “Orec­chie basse, come i cocker”. Che non significa affatto essere ar­rendevoli. Significa al contra­rio non dormire, combattere dal primo all’ultimo minuto anche in allenamento. Ribadi­sco: tutti zitti e pedalare. Ben consapevoli, però, della nostra forza. La serenità e l’autosti­ma stanno crescendo, questo è solo un bene, un circolo virtuo­so da proteggere. Perché ciò ac­cada, si deve continuare a gio­care come se ogni volta affron­tassimo i primi in classifica».

Lei e Lerda avete indubbia­mente svolto un grande la­voro negli ultimi tempi. Lo spogliatoio aveva bisogno di sentire il polso del tecni­co e della società.
«Non è facile predicare l’u­miltà in un gruppo molto rin­novato. Mettiamola così: evi­dentemente io, Lerda e lo stes­so team manager Ferri non eravamo stati abbastanza bra­vi all’inizio nel trasmettere le sollecitazioni giuste alla squa­dra. Umiltà, rabbia. Cioè una mentalità vincente. Ora, final­mente, la convivenza sta por­tando a un matrimonio nello spogliatoio. Mi spiego: Lerda ha una visione sempre più chiara della situazione e i gio­catori lo stanno comprenden­do meglio. In questo processo di maturazione, nel diffondere la mentalità giusta, hanno svolto un compito utile pure i giocatori che già da molto tem­po militano nel Toro. Anche nelle difficoltà siamo diventa­ti un gruppo, non c’è che dire. Ma basta allentare la presa un attimo per rischiare di ripiom­bare nei problemi: ecco che co­sa non deve più capitare. Nul­la è dovuto. La regola è pensa­re solo a lavorare senza bada­re alle pressioni e senza attac­carsi al blasone della maglia. Dunque senza calare nell’in­tensità. Anzi: aumentandola persino».

Tutto condivisibile. Anche perché tra disciplina, com­portamenti e rendimenti il Toro può ancora crescere.
«Si deve ancora crescere! I margini di miglioramento so­no grandi. In partita bisogna diventare più cinici, spietati. E pure speculatori».

E più di un giocatore deve interpretare le gare che ri­mangono di qui a gennaio per conquistarsi l’onore di restare a Torino.
«E’ così. Qualcuno può dare molto di più, non si è ancora espresso al massimo delle sue possibilità. Lo stiamo aspet­tando. Le prossime partite sa­ranno importanti in tal senso».

Appunto: pensando anche al mercato.
«A gennaio non faremo una ri­voluzione come l’anno scorso, ma condurremo una campa­gna di correzione e rafforza­mento in ogni reparto. E’ de­terminante anche comprende­re le esigenze sulla base dei moduli a noi più consoni, tra l’iniziale 4-2-3-1 e un 4-4-2 molto elastico, che da un po’ si vede spesso in partita».

Si confida in un mercato ag­gredito con rapidità e idee chiare.
«E’ evidente. Difatti il presi­dente Cairo mi ha già detto di mettermi al lavoro per trovare gli innesti utili a colmare le la­cune ».

Si è scritto: il viola Cristiano Zanetti è uno degli obiettivi.
«Come regista è il prototipo ideale, è vero: piace per cari­sma, esperienza, doti tecniche. Ma lo pensa tutto il mondo del calcio, non solo Petrachi. E’ in­dubbiamente un giocatore im­portante. Nel caso, però, si do­vrebbero fare opportune valu­tazioni a 360 gradi: purtroppo in passato il suo talento è sta­to penalizzato da diversi infor­tuni. Ma adesso è prematuro disquisire sui giornali di mer­cato. Bisogna rispettare i tem­pi, i ruoli e i nostri giocatori, in cui crediamo molto. E, nella fattispecie, anche la Fiorenti­na, proprietaria di Zanetti».

Cairo ha detto nei giorni scorsi: «Petrachi è il miglior ds che ho avuto. Peccato non aver potuto prenderlo prima, per il Toro sarebbe stato un bene».
«Ho letto. L’ho ringraziato, mi ha fatto molto piacere, non so­no certo un ipocrita a non dir­lo. Ma nel nostro mondo non contano solo le parole. Conta­no anche i silenzi. Lavoro per e con Cairo da un anno ormai. L’intesa è sempre stata ottima, ci capiamo al volo. E mai... nel­le sue parole o nei suoi silenzi... ho notato momenti di disaffe­zione, segnali ambigui, una sti­ma limitata o ballerina. Al con­trario ho sempre avvertito la sua grande fiducia. Se un gior­no venisse mai a mancare, sa­rei il primo ad accorgermene. E ovviamente io lavoro solo per migliorare, per cui...».

Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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