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Quando il Toro poteva prendere Inler e Tosic

Quando il Toro poteva prendere Inler e Tosic
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© Foto Liverani
 
Il giocatore dell'Udinese nel 2007 era a parametro zero
TORINO, 5 aprile - Il calcio fuori dal campo è fatto di intuizioni, di azzardo, di coraggio. E princi­palmente organizzazione: che ti permette, appunto, di arriva­re a intuire prima degli altri il talento di un ragazzo e, con co­raggio, di azzardare per sco­prirlo e lanciarlo. Ciò vale dop­pio, anzi quadruplo, laddove i denari non sono il piattoforte: facile comprare Rooney quand’è Rooney, basta posse­dere abbastanza milioni. Ma se i milioni sono pochi, i Roo­ney e i Messi, anche solo i Ri­valta e i Bianchi, devi andar­teli a cercare sui polverosi cam­petti di periferia, sugli spelac­chiati prati delle serie inferiori, nei rioni periferici delle città africane, sulle spiagge del Su­damerica o in ogni altro buco del mondo dove rimbalza una palla. E’ quanto, riportato ai tempi, il vecchio Torino fece per anni: possedeva una nursery calcistica di prim’ordine e i marpioni giusti con i giusti ag­ganci per arrivare sui ragazzi promettenti prima degli altri. Investiva più sulla struttura, sui maestri e sui talent-scout, che sugli acquisti, eppure riu­sciva a fregare sul tempo so­cietà ben più ricche e organiz­zate. E’ quanto il nuovo Torino si era e si è ripromesso di fare più volte, riuscendoci per ora solamente in minima parte.

ROSINA, E POI... - Se Ogbon­na è l’emblema (pescato da Comi per tremila euro nel 2002, quand’aveva quattordici anni), Dzemaili è l’operazione moderna simbolica: acquistato per una cifra comunque consi­derevole, poco meno di due mi­lioni, dopo un annetto difficilis­simo di Toro è stato venduto a 4.5 per la metà. Un affarone, se si conta che metà del cartel­lino è ancora in mano granata. E Rosina? Costo un milione e 250 mila euro, per tre stagioni bene o male tiene su la barac­ca del Toro, eppoi viene vendu­to allo Zenit per 8 milioni più premi. Ma in mezzo a queste felicissime intuizioni (firmate Comi, Antonelli-Pederzoli, Salvatori), quante altrettanto felicissime intuizioni si sono arenate? Affogate nelle scriva­nie milanesi? Già, perché colo­ro i quali in questi anni hanno lavorato per il Torino si sono sempre dati da fare, e tutti quanti di felici intuizioni ne avevano avute più di una. Ora sono assolute realtà, altrove; amari rimpianti qua, al Toro.

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Piero Venera
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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