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«Antenucci, altri sette gol per la Serie A del Torino»

«Antenucci, altri sette gol per la Serie A del Torino»
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© M. Dreosti
 
L'agente lo sprona. L’attaccante è a metà col Catania: il futuro a giugno
TORINO, 16 aprile - Con i suoi 26 anni e dopo una stagione in B ad Ascoli che già l’aveva consacra­to ai piani alti dei cannonieri sulla soglia di 24 gol segnati, Antenucci non è solo è un ca­pitale di valore in mano al To­rino: è anche in cerca di un ap­prodo stabile, dopo tanto giro­vagare tra Giulianova, Anco­na, Venezia, Pisa, appunto Ascoli e, a più riprese, Catania. Per il club granata essere riu­scito nell’impresa di battere una folta concorrenza a gen­naio (Atalanta in testa) pur di arrivare ad acquisire la com­proprietà dell’attaccante moli­sano si sta rivelando una mos­sa indubbiamente azzeccata tanto dal punto di vista sporti­vo quanto da quello patrimo­niale. E non stupisce affatto che più società di serie A stia­no continuando a seguire la parabola di Antenucci in gra­nata, pronte a muoversi specie nell’eventualità in cui il Torino non riuscisse a raggiungere la promozione; ma, soprattutto, nel caso in cui - per qualche di­segno al momento non com­prensibile, né profetizzabile -Cairoa giugno preferisse non tradurre in realtà il diritto di riscatto che vanta di fronte al Catania, proprietario dell’altra metà del cartellino. Che Ante­nucci vanti parecchi estimato­ri non è un dettaglio, intanto: e viene da evocare pure il nome dell’ex allenatore cagliaritanoBisoli,un tecnico che non na­sconde il suo apprezzamento per l’attaccante granata, an­corché finora non abbia mai avuto l’opportunità di lavora­re con lui. Già, ma se a giugno Cairo decidesse realmente di lasciare, come preannunciato nelle scorse settimane? Come finirebbe la vicenda Antenuc­ci? In questa fase è uno dei dubbi che potrebbero inevita­bilmente cogliere anche il gio­catore o chi ne cura gli interes­si, quantomeno per mera esi­genza di seguire una logica coerente. E prudente, saggia. Nell’attesa, resta una convin­zione: avere l’opportunità di ac­quisire integralmente il cartel­lino della punta, a fronte di un investimento supplementaredi 1,5 milioni (cifra abbastanza equa, nel rapporto qualità/prezzo), è sicuramente un asso nella manica del Tori­no, vieppiù considerando che il Catania non pare interessato a riprendersi il giocatore. Ma di sicuro la società siciliana sa cu­rare bene i propri interessi an­che quando si tratta di far frut­tare economicamente elemen­ti di valore, seppur non pro­priamente in cima alla lista dei propri desideri.

DI CESARE E PETRACHI - «Mirco sogna di volare in A col Torino, su questo al momento è concentrato totalmente. Poi, al momento giusto, cioè a giu­gno, si vedrà cosa effettiva­mente succederà», argomenta LionelloManfredonia,il ma­nager di Antenucci. Altro non può né vuole dire: nulla di più normale, visti i contorni della questione. «Antenucci sta be­nissimo a Torino, si è trovato subito a proprio agio, è conten­to della piazza, dei compagni, dei tifosi, si sta integrando sempre meglio», ma la decisio­ne finale, quanto al riscatto, non spetterà a lui, bensì al To­rino. Di certo la rotta a gennaio è stata positivamente traccia­ta anche dal punto di vista con­trattuale, visto che con il club granata la punta ha già sotto­scritto un contratto plurienna­le che contempla anche cifre differenti per la serie A e B: cir­ca 350 mila euro netti di sti­pendio nel campionato cadetto e grossomodo 100 mila euro in più in caso di permanenza in un Torino promosso in A. «Quando si trasferì in grana­ta,Antenucci fece una specie di scommessa benaugurante con se stesso, quasi una pro­messa: cercare di segnare in 6 mesi la metà dei gol realizzati l’anno prima durante tutta la stagione ad Ascoli. E’ già arri­vato a quota 5, se non avesse avuto la sfortuna di colpire qualche palo di troppo ora po­trebbe essere anche a 7, 8, e sperando nei playoff ha ancora tutte le carte in regola per ar­rivare a quota 12. E’ il suo so­gno, che coincide anche col de­siderio di realizzare altri gol decisivi per la promozione. Quella più di tutto conta», dice ancora Manfredonia. Il quale tiene a sottolineare anche le virtù di un altro suo assistito,Di Cesare:«In passato era abi­tuato a essere sempre titolare, così aveva iniziato anche a To­rino, poi per una serie di ragio­ni ha vissuto un’alternanza continua tra presenze in cam­po e in panchina. Ma come mi ha detto lo stessoPetrachinei giorni scorsi, Di Cesare ha sempre dato prova di grande maturità e intelligenza, tenen­do per sé certe sofferenze natu­rali e continuando a lottare po­sitivamente per il bene del gruppo e per riconquistare un posto in squadra». Di Cesare, acquistato integralmente via Vicenza, a differenza di Ante­nucci vanta un contratto che prevede una sola tipologia di stipendio, 260 mila euro netti in B. Risulta che Cairo, a suo tempo, si fosse impegnato a di­scutere pure con Di Cesare un adeguamento salariale per la A.Tutto a tempo debitoè anche la morale più diplomatica.

Marco Bonetto
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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