Sì, finalmente sta nascendo un vero Toro
Il presidente granata ha messo mano al settore medico, sta per nominare un dg (Comi in pole) e lavora anche sul fronte ds
© M. DreostiE’ (magari) quel qualcosa di storico, di antitetico rispetto al passato, di rivoluzionario che deve accadere affinché Cairo possa (forse) riottenere un po’ di credibilità: cosa che a Cairo avevamo detto, raccomandato. I fatti. Cairo ha scelto Ventura e finora l’ha ascoltato, mandandolo in ritiro col grosso della squadra già apparecchiata. Ha rivoltato i contorni dello spogliatoio, dotando il Torino di un proprio e adeguato settore sanitario. Ha confermato Giacomo Ferri. Adesso sta lavorando - ne abbiamo esterne conferme - per fornire il club di una propria rete di osservatori. E sta pernominare il dg. Che, a quanto ci risulta da forti indiscrezioni, dovrebbe essere Antonio Comi. Non una scelta bizzosa, estemporanea, estranea (con tutte le complicazioni che comporta). Bensì un segno di continuità grazie a un professionista che ha dato prova di capacità (nel vivaio e non solo) e fedeltà, e che - soprattutto - è dentro fino al collo nella realtà che deve contribuire a ricostruire, ha credibilità nonché conoscenze amplissime e profondissime nel tessuto torinese, però anche nel mondo pallonaro. La scelta di Comi è, sarebbe (quasi?) dirimente sulla questione: è un Cairo con un’altra testa? Va detto, malgrado poi sia onesto ammettere che sulla scelta degli uomini Cairo raramente ha davvero sbagliato. Cairo ha sbagliato a non creare un team di uomini, un gruppo, l’insieme. La società. Denunciammo i rischi nell’ottobre 2005 (e continuammo a farlo), purtroppo puntualmente confermati dai risultati. Non basta scegliere un professionista e lanciarlo nel deserto. Poi, dopo poco, sfiduciarlo, quindi sostituirlo. E’stato impossibile costruire, così.
Dunque, se Comi sarà il dg, non lo getti nel nulla, si completi subito la struttura del club, almeno la sua essenzialità, gli organi vitali. E poi che li lasci funzionare: controllati, stimolati, ma ascoltati e assecondati. La squadra è soltanto la propaggine estetica e funzionale di un club: non può girare bene se dietro non c’è il corpo con ogni cosa al suo posto, correlata e in azione. Adesso Cairo sta mettendo una cellula di Toro sull’altra, piano piano come è giusto, ma sul serio. Se non ci deluderà per l’ultima volta, c’è un unico commento da fare: finalmente. Ps: gli elogi solo al completamento dell’opera



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