La priorità: ripristinare i valori granata nella squadra del futuro. Il dg non avrà competenze strettamente tecniche, ma potrà aiutare Ventura anche nella quotidianità
© M. Dreosti
SAPPADA, 29 luglio -
«La prossima settimana comunicherò il nome del direttore generale. È giovane e di Torino», ha rivelato il presidente a SportItalia, mercoledì notte, ospite in studio della trasmissione Speciale Calciomercato. È l’ennesimo indizio che conduce alla promozione interna di Antonio Comi, ex calciatore granata e ora manager, alla carica di dg: un’annosa lacuna nell’ architrave societario del Torino che finalmente Urbano Cairoha deciso di colmare. Non sarà e non dev’essere una mera operazione di facciata, una mossa per tacitare la critica (da sei anni, su queste colonne si martella il presidente, per il bene del Torino e quindi, in definitiva, anche suo), una figurina da appicciccare sull’album da mostrare ai tifosi, una soluzione per riempire un buco dell’organigramma. Solo il tempo e il lavoro prodotto esprimeranno un giudizio definito e definitivo circa l’operato di Comi: oggi non merita né lusinghe, né critiche preventive, ma che abbia dimostrato capacità organizzative e che sappia cos’è il Toro e quali sono i valori da ripristinare, beh, ciò non è in discussione. Chi lo conosce bene, come i suoi ex compagni di squadra con cui non ha mai interrotto i rapporti interpersonali, assicura che in questi anni Comi è stato tra i pochi dirigenti di Cairo a saper mettere in discussione certe idee del presidente. Uomo di provata affidabilità e di fedeltà aziendale, dunque sì: lacché o semplice passacarte, no. Dopodiché ora toccherà a lui mantenere la schiena dritta e anzi rafforzare la sua personalità: nell’interesse del Torino, e quindi anche suo, perché è pagato per fare questo.
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