Il tecnico del Torino: «Vincere non avrebbe risolto i problemi. Bisogna imparare a giocare con il brusio»
© Foto Pegaso
TORINO, 1 settembre - Il mercato del Torino si è davvero chiuso soltanto alle 20 e 12 minuti, ieri sera, allorquando la squadra granata è entrata sul prato dell’Olimpico per il riscaldamento. La Maratona era ancora piuttosto vuota, lo stadio poco più, eppure un’ovazione tonante ha accolto il gruppo. Il primo della fila era Bianchi, il simbolo di questo Toro e, adesso, di questo mercato assieme a Ogbonna. I due gioielli rimasti per far brillare la squadra di Ventura. I due gioielli confermati da Cairo per provare finalmente a tornare in serie A e pure per togliere un po’ di rugginosa patina dalla propria immagine. Davvero fragoroso il “Rolando alè” elevatosi dagli spalti. Bianchi ha risposto col saluto, come sempre spezzato a metà tra l’orgoglio e il pudore, tra la pelle d’oca sul petto in fuori e il rossore attorno allo stupore degli occhi. Stesso trattamento riservato al prodotto di casa, Angelino, sul cui volto s’è allargato il contagioso sorriso. Applausi incoraggianti per tutti i giocatori, alla lettura delle formazioni, ma due autenticamente esplosive ovazioni ai nomi di Ogbonna e Bianchi hanno vieppiù ribadito che stavolta Cairo ha fatto la cosa giusta.
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