Diana, socio di Lippi junior: «Il sindaco ha deciso. Vendita sospesa: valuta se chiamarlo Grande Torino». Il dg della società che doveva vendere a un sponsor il nome dell’Olimpico: «Troppe polemiche, troppa rabbia tra i tifosi, così Fassino ha bloccato tutto. Cairo? Sapeva, era pure d’accordo...»
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TORINO - L'Olimpico, lo stadio in cui da quest’anno gioca esclusivamente il Toro, non rischia più di venir intitolato a un’azienda di detersivi o di pannolini: con tutto il rispetto, ovviamente, per i detersivi e i pannolini. Magari sono solo provocazioni: ma che da giorni rimbalzano nella testa di migliaia di tifosi granata e feriscono il loro orgoglio, la loro sensibilità. Da quando, cioè, era stata rilanciata una notizia: la “vecchia” Giunta di Torino, con regolare quanto inedito appalto, aveva dato incarico alla società Reset Group di cercare uno sponsor cui vendere il nome futuro dello stadio, di proprietà del Comune. Ieri su Tuttosport si dava conto della rabbia dei tifosi e si svelava chi presiede la Reset Group: il figlio di Lippi, l’ex dirigente juventino Diana, il fratello di Chiellini. Di qui polemiche ancor più vibranti. Ma i tifosi sono anche cittadini. E i cittadini votano. Forse per questo, soprattutto per questo, ieri pomeriggio proprio Diana annunciava: «
Il sindaco Fassino, d’intesa con l’assessore allo sport, ci ha appena comunicato che intende sospendere la vendita del nome dello stadio e ora valuta se intitolare l’impianto al Grande Torino, come chiedono da tempo i tifosi granata». E’ la loro vittoria. E, sia concesso, anche di chi dà loro voce, come Tuttosport.
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