Senza esterni, la qualità del romeno può fare la differenza. Ipotizzabile anche una staffetta Surraco-Pagano, ma pure Stevanovic ha un’autonomia ridotta. E così può toccare subito al talento forgiato nella Primavera granata
© M. Dreosti
TORINO - Alla sfida con la strafavorita del campionato, la retrocessa Sampdoria, il Torino non si presenta come avrebbe voluto. Fuori Guberti, il gioiellino del mercato estivo. Fuori Verdi e Oduamadi, le giovani speranze arrivate dal Milan per portare freschezza, un pizzico d’incoscienza e vivacità. Tre su tre: tutti esterni. E il quarto esterno, che dopo largo insistere dell’allenatore e pure di Tuttosport arrivò ad agosto in chiusura di trattative, non è che stia proprio bene. Surraco, infatti, rimane atleticamente a mezzo servizio, se vogliamo essere generosi. Non è ancora finita, comunque: pure Pagano, che nel Toro c’era già dal gennaio scorso e che a giugno è stato operato per un problema al calcagno, resta lontanissimo da una condizione accettabile per una prestazione agonistica. Manco a dirlo, che ruolo riveste Pagano? Quello di esterno, ovviamente. E gli esterni, va sempre ricordato, sono gli elementi che nel gioco di Ventura devono fare la differenza, e che differenza: in fase offensiva e anche nel garantire un delicato equilibrio tattico. A Nocera il Torino ha vestito un inedito abito tattico, convertendosi momentaneamente al 4-3-3. Momentaneamente, però: Ventura, che ieri mattina ha comunque ancora provato pure il 4-3-3, vuole fortissimamente ritornare al 4-2-4, che è l’impianto base sul quale lavora assieme ai giocatori dall’11 luglio. Lo dice, probabilmente lo farà. Ma come cavolo farà?
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