Iori ai tifosi del Torino: «Non smettete di sognare»
Il centrocampista granata: «Il vostro orgoglio è grande. L’entusiasmo che trasmettete ci fa volare»
© M. DreostiLE RADICI - «Ciò che sono adesso è frutto di anni trascorsi con il culto del lavoro. Per questo non mi piace si parli di esplosione. La considerazione che sto guadagnando qui a Torino non è figlia del caso. Niente si improvvisa o avviene per caso, i risultati ottenuti sono frutto del quotidiano impegno, della costante voglia di migliorarsi che li precede. E comunque gli attuali complimenti fanno piacere, ma a questi devo essere in un certo modo impermeabile. Se voglio ancora crescere e migliorarmi devo solo pensare giorno per giorno, convincermi della possibilità di progredire passo dopo passo». Pensiero veloce e piedi ben ancorati a terra: ecco Manuel Iori, cuore della mediana con fegato da lottatore.
IL PRESENTE - Normale che uno così, convinto Ventura e guadagnata la considerazione dei compagni fin dai tempi del ritiro estivo, sia ben presto riuscito ad appassionare i tifosi. I quali, partita dopo partita, stanno riversando sempre più entusiasmo nei confronti di questo Toro. «Loro è giusto sognino, l’orgoglio crescente con cui ci seguono è trainante. Il discorso fatto per il sottoscritto deve però valere anche per la squadra. Il calore dello stadio è di grande aiuto, ma quando si vince, una volta usciti dallo spogliatoio, noi giocatori dobbiamo tornare a essere equilibrati. Pensare che la singola vittoria non conta. L’unico obiettivo che ha valore potrà essere centrato a fine campionato. Se ci esaltiamo adesso diventa dura: ve lo garantisco, se ci mettiamo a pensare di avere un piede in serie A, alle prime difficoltà andremo nel pallone. Adesso è normale che tutto vada bene: non abbiamo ancora perso una partita. Quando capiterà, allora potremo pesare il nostro valore. Reagire immediatamente ai problemi, questo sì, dà l’idea della compattezza di un gruppo».
L’APPUNTAMENTO - Un problema, meglio un ostacolo, uno scoglio, si presenta all’orizzonte della nave capitanata da Ventura. «Meglio essere davanti che a metà classifica ma soltanto per una questione psicologica - continua Iori -. Se devi recuperare ti alleni con l’assillo della vittoria, mentre in questo frangente possiamo lavorare con una certa serenità. Per il resto il primo posto, ora come ora, ha un valore relativo. La questione da affrontare adesso si chiama Verona. Giocare al Bentegodi è durissima. Ero nel Chievo, quindi ho vissuto in città e capito l’attaccamento che i tifosi hanno nei confronti dell’Hellas. I problemi, comunque, non saranno solo di natura ambientale. Contro la Samp il Verona avrebbe meritato di vincere. Come tutte le squadre neopromosse anche quella gialloblù è caricata dai successi ottenuti nella passata stagione. Per proseguire sulla strada intrapresa servirà una grande prestazione. Ci sarà da combattere, una volta di più». Occorrerà quello stesso Torino che ha saputo soffrire, pazientare e poi colpire ad Ascoli come a Vicenza, a Genova contro la Sampdoria come mercoledì col Grosseto. Un Torino che in virtù della caparbietà ha saputo far lievitare a +9 la differenza di punti conquistati tra i risultati parziali del primo tempo e quelli finali del secondo.
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