Ventura, nuovi record. Nessuno come il Toro
Pratali sicuro: «Lui e la società gli artefici del nostro riscatto»
© M. DreostiQUEI PRECEDENTI - Nei campionati a 22 squadre, dal 2004-2005 a oggi, solo tre volte la capolista è salita in serie A direttamente: Empoli, Genoa e, lo scorso anno, Siena. Fallita viceversa l’ascesa per il Mantova, il Pisa, il Sassuolo e il Frosinone. Questo deve dunque temperare, non stemperare, l’entusiasmo popolare, sempre più contagioso tra i granata. I meriti di Ventura vanno ben oltre la classifica, pur se questi risultati paiono consuetudini nell’iniziale trend del tecnico: anche a Pisa sbalordì tutti con cinque vittorie consecutive in altrettante trasferte, sicché per migliorarsi dovrà condurre il Toro a ingranare pure la sesta, nella prossima trasferta a Gubbio. Ciò detto, per ritrovare un vantaggio altrettanto consistente sulla terza in classifica, bisogna risalire alla stagione 1996-97: allora il Lecce di Ventura era a +7 su Lucchese e Torino, attestate a 15. La sostanziale differenza è che in quel campionato non c’erano ancora i playoff, e per il format del campionato salivano le prime quattro in classifica dopo la regular season.
ARIA NUOVA - L’avvento di Ventura è lo tsunami benefico che ha permesso al Torino di svoltare, lo testimoniano in presa diretta gli stessi calciatori granata. Anche quelli che di questa squadra sono comprimari, come Pratali, e non protagonisti assoluti: «Ventura è un allenatore moderno, ci sta facendo vedere il calcio in un modo diverso. Nella preparazione delle partite, poi, è maniacale: non trascura alcun dettaglio, anche sotto il profilo psicologico. Così chi va in campo è molto più sereno, perché sa benissimo ciò che deve fare. Oltre allo straordinario lavoro dello staff tecnico io vedo altri progressi. Sono al Toro dall’estate del 2008, ne ho viste tante e purtroppo poco belle: credo che gli ultimi due anni e mezzo del Torino siano stati quelli più difficili dell’epoca moderna. Ebbene, adesso la società mi pare meglio strutturata, tant’è che ci ha messo nelle condizioni di pensare solo a giocare. E i risultati si vedono ».
L’OMBRA DI OGBONNA - Giocare, già: il sogno di tutti, ma per quanto Ventura abbia sinora mirabilmente gestito le risorse a disposizione, più di 14 non può schierarne in partita. «Io con lui sono stato sincero, quando in estate mi chiese se sarei rimasto volentieri - rivela Pratali -. Io gli dissi ciò che penso ancor oggi: preferisco fare dieci, quindici presenze nel Toro piuttosto che essere sempre titolare altrove. A giugno mi scadrà il contratto, e probabilmente dovrò andarmene da qui: ebbene, dopo tante, troppe delusioni, vorrei congedarmi dopo una festa, con il Torino in serie A, con la gente che possa serbare un bel ricordo di me non solo dal punto di vista umano e professionale, ma anche per un risultato sportivo importante. Se sapremo essere sempre così umili, andremo lontano: contano lo spirito e la voglia, la classifica manco la guardiamo. Adesso la differenza è nella fase difensiva: i primi terzini sono i nostri attaccanti, si fanno un mazzo bestiale. Noi difendiamo in undici, e se il giocattolo gira anche il singolo può fare bella figura. Oggi un talento come Cofie, che è un gran giocatore, verrebbe esaltato dal collettivo: invece l’anno scorso lo abbiamo perso. Io sono soddisfatto di ciò che ho: certo non sono stato molto fortunato, nel gioco delle coppie m’è toccato Ogbonna, uno che in B ci sta per caso, un Nazionale. Ho già studiato il calendario, l’Italia gioca di nuovo a novembre: anche a me auguro un’altra convocazione di Angelo in azzurro. Sono mesi importanti, pure a livello personale. All’inizio di dicembre nascerà Lorenzo, il mio primo figlio. La butto lì a Cairo: presidente, se il mi’ figliolo nascesse il 3 dicembre, nel compleanno del Toro, e se a giugno tutto andasse bene, non pensa che anche io potrei sperare in un rinnovo del contratto? ».



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