Toro, l'analisi di Ventura: «È mancata la scintilla»
Il tecnico granata: «Buona manovra, ma troppi errori al momento dell’ultimo passaggio»
© Foto Pegaso«PIU’ LUCIDI» - Questo il senso della prova di Ogbonna (ieri capitano vista la squalifica di Bianchi ) e compagni. «Eventualmente rimprovero i miei per la leggerezza commessa nel primo tempo, quando nessuno è uscito a chiudere lo specchio della porta a Sansone , consentendo a quest’ultimo di battere a rete e cogliere il palo dopo la deviazione di Coppola . Per il resto mi sembra che loro, nella ripresa, ci abbiano provato solo con un paio di conclusioni dalla distanza. La nostra manovra è invece stata brillante, almeno fino agli ultimi 20 metri. Al momento di finalizzare l’azione ci siamo persi: penso alla palla comoda con cui Stevanovic avrebbe potuto mettere Ebagua davanti alla porta (33’ pt, ndr), oppure all’errore di Verdi , che verso la fine dell’incontro ha sbagliato un appoggio semplice con Odu libero in area. Detto questo mi sembra eccessivo parlare di emergenza attacco. Se inizio a lamentarmi io che sono primo in classifica, mi chiedo cosa dovrebbero fare i miei colleghi. Ma soprattutto non getto la croce addosso a nessuno, perché sono io che chiedo un determinato sviluppo dell’azione ai giocatori. Quante volte Basha , oppure Iori , avrebbero la possibilità di calciare in porta da fuori? Se però ciò che vado cercando è la crescita della squadra, allora è giusto che dai miei ragazzi, a costo di sbagliare, pretenda una precisa circolazione del pallone, anche nei pressi della porta avversaria». E nemmeno Ventura cerca alibi sotto forma di assenze. Pur pesanti, una su tutte quella di Bianchi. «Ovviamente dire che hanno un peso è scontato, ma come Bianchi manca Guberti , oppure Darmian e tutti gli altri. Sottolineato, per inciso, che ieri abbiamo perso anche D’Ambrosio per una botta rimediata alla coscia. No, la mia attenzione è totalmente rivolta a chi sta in campo e si fa un mazzo così. E soltanto grazie al lavoro di tutti, di chi è impiegato di partita in partita, se il Toro continua ad essere primo in classifica, ha perso una sola gara in 16 giornate, vanta la migliore difesa del campionato».
IL RIMPIANTO - Una spinta all’ottimismo, ieri, è arrivata dai risultati delle concorrenti ai primi posti. «E meno male che doveva essere la giornata del consolidamento delle squadre di vertice: il Padova ha perso in casa contro il Grosseto e il Sassuolo si è fatto stoppare al Braglia dal Brescia. Per questo, conoscendo bene la serie B, mi ritengo soddisfatto. Sia per la qualità del gioco offerto, sia per il punto ottenuto. Il Torino non è una schiacciasassi, ma un gruppo che grazie a una crescita graduale ma costante vuole diventare protagonista. Ripeto, affinché ciò si compia serve una scintilla, la voglia di passare all’incasso. Ecco, con un po’ di serenità in più, da Crotone saremmo anche potuti venire via con i tre punti. In tante giocate siamo stati logici, in alcune, a un passo dal colpire, siamo invece mancati».
LA BATTUTA - L’arrivederci di Ventura arriva sotto forma di battuta. E da questo punto di vista, nella capacità di esprimere un concetto forte strappando un sorriso, il tecnico granata è maestro. Il Torino è primo, ha perso solo a Gubbio e Coppola subisce un gol ogni due partite. Tutto incontestabilmente vero, come è evidente che il limite attuale di questa squadra sia una certa sterilità offensiva certificata da appena 19 reti segnate. «Più che in riferimento al risultato di Crotone nutro un certo rimpianto per non aver fatto almeno due gol al Bari. Avremmo evitato che a Torino iniziasse a serpeggiare il seguente dubbio esistenziale: perché la squadra segna poco? Ormai la gente, quando ad esempio è ferma al semaforo, non pensa ad altro...».



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