Ventura: «Gioco, gol e show. È un Toro da applausi»
Il tecnico granata: «Poche storie, vittoria bella e del tutto meritata. Con il Pescara abbiamo meritato»
© M. Dreosti«Sono contento per i ragazzi, abbiamo giocato da squadra e abbiamo vinto con pieno merito una bellissima partita. Tutti in piedi, signori: questo è un Toro da applausi».
Non è una provocazione, ma fredda cronaca: il Pescara sostiene che la partita sia stata falsata dall’arbitro.
«Va bene tutto, ma questo no. Se non avessimo vinto una partita del genere ora non ci resterebbe che andare a Lourdes a farci benedire. Non scherziamo: abbiamo fatto quattro gol e creato almeno quindici altre opportunità per segnare, è imbarazzante che qualcuno possa recriminare».
Il Pescara dice: «Era regolare il gol annullato a Immobile sullo 0-0. Sarebbe stato tutto diverso, senza quell’errore di Tommasi e dei suoi assistenti».
«Ah sì? Premesso che io non entro mai nelle decisioni dell’arbitro, senza polemiche osservo che in precedenza c’è stato negato un rigore nettissimo su Vives, che pure avrebbe determinato l’espulsione del loro difensore. Dopo una partita del genere c’è da parlare solo di calcio: abbiamo dominato, il Pescara non poteva vincere».
Avete imposto un ritmo molto alto, dimostrando anche un’apprezzabile condizione atletica: componente fondamentale per piegare il Pescara.
«Non abbiamo mai abbassato i ritmi, se non nei cinque minuti finali, sul 4-1. Certo che mi sono arrabbiato, perché abbiamo regalato il secondo gol. Malgrado questo restiamo la miglior difesa d’Europa: senza trionfalismi, mi pare tuttavia un dato indicativo».
Il momento clou è stato dopo il pareggio. Quel gol di Immobile avrebbe potuto essere una mazzata sul morale, un pugno alle vostre certezze. E invece il Toro s’è subito ripreso la partita.
«E’ in questi casi che emerge lo spessore di una squadra. Non ci siamo disuniti, abbiamo ricominciato a fare la nostra parte, con lucidità e raziocinio, e abbiamo vinto la partita».
Non ha mai avuto paura che... si spegnesse la luce?
«No, anche perché alla Sisport ora ci alleniamo anche al buio. Dalle cinque alle cinque e mezzo, poi spegniamo i riflettori e ricominciamo alle sei. E così avanti per due o tre volte...».
Dalla celia all’attualità: che succede, per Padova?
«Se ci fanno andare andremo a giocare questi rimanenti quindici minuti e in un quarto d’ora cercheremo di fare il massimo possibile. Se non ci fanno andare, però, è meglio».
Fatti i doverosi complimenti alla squadra, giù il cappello davanti a Ventura: lei ha schiantato Zeman nella preparazione della partita.
«Il merito va attribuito all’interpretazione della gara. Che il 90% delle nostre azioni sia scaturito da situazioni preparate in allenamento m’è sembrato sin evidente. Sono stati bravi i giocatori: c’è in loro la voglia di crescere, la consapevolezza d’essere sulla buona strada e vittorie come queste ripagano tutti dei tanti sacrifici che servono per sfoderare prestazioni di questo tipo».
Dapprima il coro sgorgato dalla Maratona, poi tutto lo stadio l’ha applaudita a scena aperta, a match in corso: Ventura, s’è un po’ emozionato?
«Gli applausi non li ho sentiti, il coro sì. Mi hanno detto che non succedeva da anni, sono cose che fanno piacere: la gente del Toro ha compreso la serietà, la professionalità e l’abnegazione con cui lavoriamo sin dal primo giorno».
Più dieci sul Padova, più quindici sulla Sampdoria: un vantaggio importante, sono numeri eloquenti.
«Non enfatizziamo troppo queste cose, però evidentemente abbiamo anche dei meriti: nulla capita per caso».
Alla vigilia l’aveva promesso, siete stati di parola: è stata una partita davvero spettacolare.
«Stavolta la palla frullava ch’era un piacere, merito anche del Pescara che è venuto a Torino per giocare a calcio: contro chi fa solo le barricate è impossibile, persino la Juve ha faticato ad abbattere il bunker del Cesena. Noi poi abbiamo fatto il resto, creando un numero infinito di palle gol e concedendo due sole azioni: il gol annullato e il pareggio di Immobile. Ripeto: s’è visto un grande Toro, un Toro da applausi».



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