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Torino, Cairo a gennaio compra!

Torino, Cairo a gennaio compra!
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© Foto Pegaso
 
In ballo ci sono la A e 40 milioni. Rischiano Loviso e Di Michele
TORINO, 21 novembre - Le difficoltà che sta incontrando il Torino sono: in parte proprie della categoria, in parte dovute a contin­genti scadimenti di for­ma e/ o di rendimento ( leggasi anche limiti mentali individuali), in parte legate al mercato. Un mercato il cui giudi­zio non può svincolarsi dalla premessa, ovvero sarebbe fuorviante fare finta che non esistessero gli errori del passato. Il Torino retrocesso (ma ancor più se si fosse sal­vato!) aveva sul groppo­ne giocatori svalutatissi­mi e costosissimi dal punto di vista contrat­tuale, una zavorra condi­zionante che era presso­ché impossibile scaricare in una sola estate. Perciò il nostro giudizio sull’o­perato del trimestre giu­gno- luglio- agosto rimane positivo, malgrado già allora fosse ben chiaro che si restava in corso d’opera e che il lavoro di ricostruzione era appena cominciato e ben lungi dall’essere terminato. Fare meglio sarebbe sta­to possibile come sempre è possibile, magari spen­dendo un’altra barca di denaro, però. Oculato e giusto guardare al bilan­cio, già terremotato dalla retrocessione.

SUPERENTRATE - Ades­so però quel lavoro deve proseguire con ancor più incisiva e risolutiva azione. I circa 10 milioni di euro che costituiscono il saldo estivo del merca­to sono un bel punto di partenza. Vero, servono a lenire il disavanzo di bi­lancio che la B impone, ma di fronte all’eventua­lità di mettere a repen­taglio il ritorno in serie A, la prospettiva cambia. Deve cambiare. In soldo­ni, se il Torino continua a zoppicare, a gennaio Cairo non potrà imporre a Foschi di agire al mi­nimo. Sarebbe folle e au­tolesionistico innanzi tutto proprio sul piano economico. Restare in B aprirebbe una voragine incolmabile, nei conti, che metterebbe a repen­taglio l’esistenza stessa del Torino. Chiuso il pa­racadute della retroces­sione, con ben poca mer­ce da vendere, Cairo si ritroverebbe contestato dalla piazza e strangola­to dagli affari. Previden­te perciò trangugiare il boccone amarissimo di un bilancio rosso porpo­ra per la stagione 2009­10, ma mettere al sicuro la promozione e i circa 40 milioni di introiti ( non solo televisivi) che porta con sé. Spendere sì, magari anche tanto, ma per incassare molto di più: non c’è alternati­va.

FOSCHI FECE COSI’ - Quando, nel 2004, il Pa­lermo approdò trionfal­mente in serie A, Foschi a gennaio portò in rosa­nero Jeda, i due Filippi­ni, Grosso, Matteini e Biava. Mercato di lusso, con le necessarie uscite di Vannucchi, Modesto, Brienza e Codrea. Un Palermo che aveva sof­ferto più o meno quanto sta soffrendo il Toro at­tuale, tanto che - sempre a gennaio - Zamparini cambiò pure l’allenatore: da Baldini a Guidolin. Se si eccettua quest’ulti­mo detteglio, il modello è quello da seguire. In en­trata, certo, però anche in uscita. Rinforzarsi è azione a doppia manda­ta, accade sia con gli ar­rivi sia con certe parten­ze. E il Torino deve - e sottolineiamo deve - con­tinuare il rinnovamento, completare la pulizia. Un esercizio che potreb­be persino avere svolte clamorose.

BRIVIDI DOC - Ribaden­do che, nel mese e mezzo che ci separa dalla ria­pertura delle liste, tutto è legato al rendimento, che ogni giudizio attuale è comunque un giudizio incompleto, che i boccia­ti di oggi possono essere i promossi di domani, le cessioni potranno coin­volgere chiunque. Persi­no chi è appena arrivato, come l’ex regista livorne­se Loviso e Belingheri ( che, come noto, piace sempre al Chievo: il To­rino anticipò e bruciò proprio i veneti, quando lo acquistò dall’Ascoli). O chi è rientrato come Di Michele, dopo la stagio­ne vissuta in prestito in Inghilterra, nel West Ham. O chi in prestito è arrivato al Torino, come Leon. O chi ancora è granata da tempo, come i vari Diana, Pisano, Zanetti, piuttosto che Sereni o Calderoni. Il Torino si gioca la serie A, ovvero il futuro: è il mi­nimo che i giocatori, ol­tre alla faccia, in questi mesi si giochino anche il posto.

Alberto Manassero
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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