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Zanardi: «Rossi e la Rossa promessi sposi»

Zanardi: «Rossi e la Rossa promessi sposi»
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© Foto REUTERS
 
«Non ha paura del grande salto. L’auto è il suo brodo primordiale»
ROMA, 3 dicembre - A parte quello fra Renzo e Lucia quello di cui si va a di­squisire è certamente il matri­monio più atteso dagli italiani. Valentino e la Ferrari, la Fer­rari e Valentino. Oggi non con­voleranno a giuste nozze lad­dove l’oggi è un lasso di tempo di due anni: quelli durante i quali Rossi continuerà a ci­mentarsi nel Motomondiale a bordo della Yamaha, come da contratto con la nippo-casa. E domani invece? Domani chis­sà, ovvio. Ma proprio l’incertez­za che accomapgna quel futu­ro rende tale matrimonio desi­derato, atteso, da molti spera­to. Perché non si tratterebbe di un matrimonio qualunque: sa­rebbe un mito che concede il proprio talento ad un altro mi­to. Sarebbe un Ercole che oltre­passa le Colonne che poi potrebbero essergli dedicate. Sa­rebbe la più voluminosa ope­razione di marketing applicata allo sport dei motori che si ri­cordi. E, a ben vedere, pure più dello sport in generale. Da parte della Ferrari sarebbe un tuffo in un mare di umanità ma pure in un mare colmo di incertezza visto che, non poten­dosi trattare per definizione di un’avventura ma di una storia vera, dovrà impegnarsi allo spasimo per tentare di abbat­tere il tabù del pilota italiano.

Conscia tra l’altro di ritrovarsi ad avere una letterale marea di tifosi anche nuovi come non succede dai tempi di Villeneu­ve papà. E per Valentino sa­rebbe la sfida della vita. Punto. Il tentativo di arrivare a livelli dove nessuno è arrivato. Con il rischio concreto di volare trop­po vicino al sole e bruciarsi le ali. S’ha da fare questo matrimo­nio o no? Abbiamo chiesto ad una tribuna di autorità di ve­stire i panni dei giudici. Tanto per restare nel manzoniano Alex Zanardi, uno che capisce di motori e di uomini, ha scel­to i panni di Fra Cristoforo.

Alex, dacci un buon motivo per cui Renzo Rossi e Lucia Ferrari devono convolare a giuste nozze.
«Ribalto la domanda. Quanti italiani, tanto per restare sul nostro territorio, se venisse lo­ro offerto di guidare una Ferra­ri risponderebbero no?» Forse qualcuno. Tre o quat­tro, diciamo. «Appunto. L’operazione sareb­be spaventosamente conve­niente per entrambi per Valen­tino non sarebbe solo Valentino qualora decidesse di passare in F1. Sarebbe tutti gli italiani. Tranne quei tre o quattro, evi­dentemente».

Poi si tratterebbe di colti­varlo il matrimonio. Il che notoriamente è la parte più difficile.
«Sul piano dell’armonia di squadra non credo potrebbero nascere problemi manco a in­ventarli. In primo luogo perché Vale si getterebbe in questo nuovo capitolo della sua vita con un’applicazione totale. Poi perché perché chiunque fosse coinvolto nel progetto non cre­do riuscirebbe a pensare ad al­tro nell’arco delle 24 ore...Le difficoltà potrebbe derivare da motivi più profondi»: Quali? «Vale ha costruito la sua car­riera sul suo smisurato talen­to. Un talento che gli ha per­messo di vincere gare e gare in modo spettacolare. Devo esse­re chiaro: ho come la sensazio­ne che nella Formula 1 di oggi il talento del pilota non sia co­sì influente. Vale dovrebbe ca­larsi in una condizione diversa con parametri mentali comple­tamente diversi. Anch’io quan­do sono arrivato in F1, col ca­rattere che mi ritrovo, sono sta­to accolto in modo splendido. Quando però in pista i risulta­ti non arrivavano quel clima idilliaco via via è scemato». Però bisogna ammettere che nelle prime uscite da fi­danzati i due hanno hanno dato prova di grande intesa. «Non mi ha stupito: non di­mentichiamo che Valentino ha forse scoperto di avere quel ta­lento di cui parlavo prima sui kart, cioè sulle quattro ruote. Poi è diventato grande sulla moto. Ma se dovesse tornare su una vettura per lui non si tratterebbe altro che di bagno nel brodo primordiale. Però ci vorrebbe prudenza, tanta pru­denza».

Sembri Azzeccagarbugli. Cerchi qualche buon moti­vo per non cedere all’entu­siasmo?
«Al contrario: io dico che se davvero Vale desidera la F1 al­lora riuscirà nel suo intento. Ma un conto è essere da solo in pista al Mugello, con tutto a propria disposizione e il crono­metro come unico avversario. Un altro è essere in pista con altre venti auto intorno a te. Agli occhi dei quali il fatto che tu sia Valentino Rossi non solo non interessa ma insomma: potrebbe pure stuzzicare qual­cuno a dimostrare le sue di ca­pacità arrivando davanti a tanto personaggio».

Dovrebbe dunque avere ti­more di una scommessa co­sì?
«Una delle grandi doti di Vale è che della sfida non gliene im­porta nulla. Quando lui corre è soprattutto con se stesso che gareggia. Quante volte ha da­to la sensazione di voler gioca­re con gli avversari perché lui sapeva già in partenza che la gara l’avrebbe vinta? Valentino Rossi è un mago perché ha fat­to sembrare difficili le cose che invece per lui erano facili. E uno così dovrebbe avere paura della Formula 1?».

Piero Valesio
 
 
 
 
 

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Commenti

  • tetlathi04/12/2008 19:21:24
    [segue]
    Ma sarebbe uno schiaffo pure alla MotoGP: il riconoscimento che la F1 è in un certo senso più importante. Non a caso una visita a Maranello è un tipico viaggio-premio concesso a sportivi che hanno vinto; e Loeb solo dopo qualche mondiale ha potuto guidare delle F1 (peccato, non la desiderata Ferrari); mentre non ricordo piloti di F1 che, diventati campioni del mondo, abbiano per questo ottenuto accesso a sedi altrimenti blindate, anzi solitamente sono loro gli ospiti d'onore.
  • tetlathi04/12/2008 17:04:47
    Il passaggio di Rossi in F1 = umiliazione x tutti i piloti professionisti che dedicano la vita per cercare di meritarsi un test in F1 e in particolare per quelli titolari dello schieramento, degradati a competere con un rookie estraneo,'disceso' su uno dei sedili più ambiti, e per giunta più popolare di loro; a maggior ragione perchè costui ritiene la classe regina dell'automobilismo un interessante ripiego dove essere ancora competitivo dopo il ritiro, a più di 30 anni, dalle moto!
    [segue]
     
     
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