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Montezemolo: «Schumi? Solo un consulente»

Montezemolo: «Schumi? Solo un consulente»
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© LaPresse
 
Il numero 1 Ferrari parla del tedesco e poi attacca la Fia
SAKHIR (BARHAIN), 26 aprile - Responsabilità, credibilità e stabilità: sono le tre regole, secondo il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, a cui dovrebbe attenersi la Formula 1 del futuro. Ma al momento non è così. E allora, dopo il botta e risposta tra il presidente della Fia Max Mosley e i team sul problema della limitazione del budget a partire dal 2010 (30 milioni di sterline è l'ipotesi della Federazione), Montezemolo è piombato oggi in Bahrain per stare vicino alla sua squadra in un momento particolarmente delicato ma anche per fare un giro di consultazioni, nella veste di presidente della Fota (Formula One team Association), con gli altri team (Toyota, Bmw, Renault e McLaren) e con il patron del Circus Bernie Ecclestone. Mosley vuole infatti discutere il problema del budget il prossimo 29 aprile in occasione del Consiglio mondiale dello sport motoristico convocato per esprimersi sulle bugie di Hamilton e della McLaren in Australia e Malaysia ma i team hanno già detto che parleranno di questo argomento nella riunione di Londra del prossimo 6 maggio. A quella riunione non ci sarà nessun rappresentante della Ferrari o dei team.

PAZIENZA NON INFINITA - «Per tutto quello che è successo e succede - ha detto Montezemolo - noi abbiamo molta pazienza. Abbiamo molto rispetto, ed in questo senso siamo dei legalisti, per le federazioni. Lo abbiamo e lo continuiamo ad avere ma la pazienza non è infinita». E alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se aveva mai pensato per la Ferrari a un impegno diverso in Formula 1, Montezemolo ha risposto in modo netto: «Il giorno che decidessimo di parlare e di prendere delle decisioni lo faremmo una volta sola».

REGOLAMENTI - Sul tema dei regolamenti Montezemolo è stato molto chiaro: «Ci sono tre Formula 1: una con il Kers, una senza il Kers e una con il fondo che non ho ancora capito se è regolare o no. Sono stati fatti male, scritti peggio e interpretati ancora peggio. Hanno dato adito a zone grigie e a interpretazioni diverse. In un anno in cui si chiedeva giustamente una forte riduzione di costi, il kers, l'introduzione più importante voluta dalla federazione, ha rappresentato per le squadre che lo hanno introdotto la voce di budget più alta. Decisioni giuste, non le critico, ma dimostrano come sia poco chiaro il regolamento. Quando si introducono novità nei regolamenti o sono per tutti o per nessuno. Ci troviamo in un mondiale con poca chiarezza».

UNITA’ DI INTENTI - Secondo Montezemolo, la Formula 1 del domani «deve vivere in un triangolo di rispetto, di unità di intenti, di ruoli complementari ma diversi. La federazione deve garantire l'autorità politico sportiva, le squadre devono poter condividere costi e regolamenti perché sono quelle che rischiano e investono e poi c'è chi detiene i diritti commerciali. Lo abbiamo sempre detto. Bisogna ridurre i costi ma aumentare le entrate. In una programmazione ben fatta, serena e seria, in tre anni si possono portare i costi della Formula 1 ad un livello clamorosamente più basso e permettere a nuove squadre di entrare mantenendo le caratteristiche di competizione tecnologica e di innovazione che stanno alla base da sempre della Formula 1. Altrimenti non sarebbe più Formula 1 e se così fosse in molti si porrebbero degli interrogativi per il futuro».

SCHUMI - Montezemolo ha anche affrontato la questione-Schumacher, specificando che il sette volte campione del mondo è solo un consulente della Ferrari e in nessun modo responsabile per le scelte della scuderia. «Michael fa parte della nostra famiglia. Fa parte della nostra storia. Ha un ottimo rapporto con Stefano Domenicali (responsabile del team, ndr). E continuerà a darci idee e suggerimenti come consulente. Niente di più, niente di meno. L’anno scorso è venuto a qualche gara. Quest’anno c’era al debutto. E ritornerà. Ma non ha responsabilità all’interno della scuderia. Non ha il dovere di essere presente a Maranello». Il numero 1 delle Rosse rivela poi un particolare: «Quando Michael si è ritirato, gli ho chiesto: “Vuoi diventare manager? Vuoi, per un anno, fare il secondo a Jean Todt e poi prendere il suo posto? Sì o no?”. La sua risposta è stata un secco no. Sono rimasto deluso, perché pensavo che Michael aveva la mentalità giusta, ma comprendevo che la sua vita stava per diventare diversa. Allora gli ho chiesto: “Perché non vieni qualche volta alle corse?”».
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

  • Deep_throat26/04/2009 21:43:15
    Ma perché quando la Ferrari non vince deve incolpare sempre la Fia?!
    R.I.D.I.C.O.L.I.
     
     
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