Nasce a Torino il sogno a quattro ruote
Ecco l'auto per le 24 Ore che poi girerà per le strade di New York
LA STORIA - Ce lo spiega il responsabile del progetto Paolo Garella davanti alla macchina issata su un ponte mentre i meccanici smontano il motore da revisionare. Domenica al Nürbürgring, tre mesi dopo i primi giri vagiti su un kartodromo vicino a Moncalieri, la P4/5 Competizione è stata fermata ai box durante la 6 Ore di collaudo per un surriscaldamento dovuto alla rottura di un sensore. «Un piccolo guaio di gioventù». Garella è un ingegnere cuneese di Bra che con Glockenhaus condivide l’amore viscerale e quasi infantile per le corse. Un signore con i baffi bianchi partito 25 anni fa come collaudatore di pneumatici Good Year in Lussemburgo e arrivato a realizzare per Pininfarina i progetti più ambiziosi, diventando «il carrozziere del Sultano del Brunei» (fino a 50 auto personalizzate all’anno tra Ferrari, Jaguar, Bentley, Mercedes, Aston Martin) e producendo nel 2006 il punto di partenza di quest’auto, la “one off” Ferrari P4/5 commissionata dal finanziere newyorkese. «E tre anni dopo gli ho proposto di fare una vera vettura da corsa per disputare le 24 ore» racconta l’ingegnere. E’ la primavera del 2009, il sogno inizia. Garella per realizzarlo viene a La Barca, al confine tra Torino, Settimo e San Mauro. Qui Paolo Garella e Mauro Sipsz hanno messo insieme le loro capacità per creare qualcosa di unico in una realtà dove i motori, quanto meno quelli da corsa, sembrano dimenticati. Fiat da tempo ha detto addio alle corse, specie ai rally, come dimostrano le tre Delta Martini di Biasion e Auriol che spiccano con la Ford Focus di McRae nel reparto frese. Ora da quelle macchine nascono pezzi anche per tre scuderie di F1: Red Bull, Toro Rosso e Team Lotus. Nell’altro capannone, a fianco della Porsche Panamera S vincente con Giovanardi nel Superstar, ecco la P4/5 Competizione. Per terra ci sono fondo piatto e diffusore, con la targa nera e gialla dell’Empire State: New York P 45 C. Uno che spende 3 milioni di euro per questo sogno può permettersi una targa personalizzata.
I TRAGUARDI - «Ecco, i soldi - dice Garella - Non li nascondiamo. E’ una delle cose che mi piacciono di Glickenhaus. Come il suo modo di intendere le corse. Lui non è interessato alla Formula 1, ma alle gare di durata degli Anni 60, dove si respirava semplicità, passione e innovazione. Sono gli elementi che abbiamo riportato in questo progetto. Alla base c’è una storia molto americana di un one-self-made-man che con i suoi sogni compie un’avventura. E c’è un piccolo gruppo italiano che con il suo prototipo andrà nel santuario tedesco a sfidare colossi come Bmw, Porsche, Mercedes, Audi ». Come quale obiettivo? «Saremmo sciocchi se pensassimo alla vittoria. L’obiettivo è non uscirne con le ossa rotte. Ma il nostro successo è già certificato dal fatto che il direttore sportivo della Bmw è venuto a dirci che suo figlio è un fan scatenato della nostra macchina». Perché è bella. Terribilmente bella. Come certificato anche dall’essere stata ammessa al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este nella sezione concept cars. Sarà la prima vera gara, il 22 maggio. Un mese dopo la pista, la 24 Ore al Nürbürgring. Non il punto d’arrivo. «A fine ottobre parteciperemo al rinato Giro d’Italia, che scatterà da Torino per concludersi a Roma. Quindi proveremo a bussare le porte a Le Mans. Ma il vero traguardo sono le strade. Jim, come me, non vede l’ora di poterla guidare a New York».

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