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Nasce a Torino il sogno a quattro ruote

Ecco l'auto per le 24 Ore che poi girerà per le strade di New York

Nasce a Torino il sogno a quattro ruote 
TORINO, 6 aprile - L’auto dei sogni? Esiste. E’ nera, come il carbo­nio che la plasma più che ve­stirla. E soprattutto è fisica­mente qui, in un capannone che compare alla fine di un de­dalo di viuzze ai margini della città delle auto che ha paura di perdere l’auto. E se è diventa­ta realtà lo si deve a un ma­gnate americano con la passio­ne delle corse. Anzi, una pas­sione rossa per le corse. Si chia­ma Jim Glockenhaus. P4/5 Competizione invece è il nome del sogno nero dal cuore rosso che a fine giugno correrà la 24 Ore del Nürbürgring, prima tappa di un altro sogno chia­mato le Mans, per poi finire sulle strade di New York, nel­le mani del suo propietario mi­lionario. Poco più di quattro metri e mezzo di tangibile bel­lezza che rappresentano anche un ponte virtuale i seimilacin­quecento chilometri che divi­dono i lussuosi grattacieli del­la Quinta Strada di Manhat­tan, dove nell’ufficio della sua banca d’affari c’è anche la sede Scuderia Glickenhaus, dall’e­strema periferia nord di Tori­no, dove due aziende specializ­zate, la LM Gianetti e la NTe­chnology (sì, quella che nel 2009 s’era invano candidata come new entry della F1) han­no creato la Proto per fornire il supporto all’idea. Due mondi così diversi e distanti che que­st’auto, realizzata partendo da due Ferrari 430, ha messo in­sieme così come «è riuscita a unire due mondi dell’automo­bile che non si parlavano: quel­lo del collezionismo e quello delle corse vere».

LA STORIA - Ce lo spiega il re­sponsabile del progetto Paolo Garella davanti alla macchi­na issata su un ponte mentre i meccanici smontano il moto­re da revisionare. Domenica al Nürbürgring, tre mesi dopo i primi giri vagiti su un karto­dromo vicino a Moncalieri, la P4/5 Competizione è stata fer­mata ai box durante la 6 Ore di collaudo per un surriscalda­mento dovuto alla rottura di un sensore. «Un piccolo guaio di gioventù». Garella è un inge­gnere cuneese di Bra che con Glockenhaus condivide l’amo­re viscerale e quasi infantile per le corse. Un signore con i baffi bianchi partito 25 anni fa come collaudatore di pneuma­tici Good Year in Lussemburgo e arrivato a realizzare per Pi­ninfarina i progetti più ambi­ziosi, diventando «il carrozzie­re del Sultano del Brunei» (fi­no a 50 auto personalizzate al­l’anno tra Ferrari, Jaguar, Bentley, Mercedes, Aston Mar­tin) e producendo nel 2006 il punto di partenza di quest’au­to, la “one off” Ferrari P4/5 commissionata dal finanziere newyorkese. «E tre anni dopo gli ho proposto di fare una ve­ra vettura da corsa per dispu­tare le 24 ore» racconta l’inge­gnere. E’ la primavera del 2009, il sogno inizia. Garella per realizzarlo viene a La Bar­ca, al confine tra Torino, Setti­mo e San Mauro. Qui Paolo Garella e Mauro Sipsz han­no messo insieme le loro capa­cità per creare qualcosa di uni­co in una realtà dove i motori, quanto meno quelli da corsa, sembrano dimenticati. Fiat da tempo ha detto addio alle cor­se, specie ai rally, come dimo­strano le tre Delta Martini di Biasion e Auriol che spiccano con la Ford Focus di McRae nel reparto frese. Ora da quel­le macchine nascono pezzi an­che per tre scuderie di F1: Red Bull, Toro Rosso e Team Lotus. Nell’altro capannone, a fianco della Porsche Panamera S vin­cente con Giovanardi nel Su­perstar, ecco la P4/5 Competi­zione. Per terra ci sono fondo piatto e diffusore, con la targa nera e gialla dell’Empire Sta­te: New York P 45 C. Uno che spende 3 milioni di euro per questo sogno può permettersi una targa personalizzata.

I TRAGUARDI - «Ecco, i soldi - ­dice Garella - Non li nascon­diamo. E’ una delle cose che mi piacciono di Glickenhaus. Co­me il suo modo di intendere le corse. Lui non è interessato al­la Formula 1, ma alle gare di durata degli Anni 60, dove si respirava semplicità, passione e innovazione. Sono gli ele­menti che abbiamo riportato in questo progetto. Alla base c’è una storia molto americana di un one-self-made-man che con i suoi sogni compie un’av­ventura. E c’è un piccolo grup­po italiano che con il suo proto­tipo andrà nel santuario tede­sco a sfidare colossi come Bmw, Porsche, Mercedes, Au­di ». Come quale obiettivo? «Sa­remmo sciocchi se pensassimo alla vittoria. L’obiettivo è non uscirne con le ossa rotte. Ma il nostro successo è già certifica­to dal fatto che il direttore sportivo della Bmw è venuto a dirci che suo figlio è un fan sca­tenato della nostra macchina». Perché è bella. Terribilmente bella. Come certificato anche dall’essere stata ammessa al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este nella sezione concept cars. Sarà la prima vera gara, il 22 maggio. Un mese dopo la pista, la 24 Ore al Nürbür­gring. Non il punto d’arrivo. «A fine ottobre parteciperemo al rinato Giro d’Italia, che scat­terà da Torino per concludersi a Roma. Quindi proveremo a bussare le porte a Le Mans. Ma il vero traguardo sono le strade. Jim, come me, non ve­de l’ora di poterla guidare a New York».

Giorgio Pasini Marchi
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