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Tutti i Beatles dello Sport 
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Tutti i Beatles dello Sport 

Al cinema il film sul gruppo che ha rivoluzionato il mondo della musica. Viaggio fra i team sportivi più rivoluzionari di sempretwitta

mercoledì 21 settembre 2016

di Diego De Ponti

TORINO - Favolosi, per sempre. Così ricordiamo i Beatles, così ce li racconta Eight days a week, il documentario sui quattro di Liverpool, ancora in programmazione oggi, nelle sale cinematografiche. Ma anche lo sport ha avuto i suoi “meravigliosi rivoluzionari” che hanno cambiato il volto degli sport che più amiamo fino a trasformarli. Le canzoni di Paul McCartney e John Lennon innescarono una rivoluzione cultural-musicale che cambiò per sempre la musica, il mondo giovanile, il costume. C’è poi un altro Olimpo fatto di squadre “favolose” che hanno dato forma ai sogni e di intere generazioni. VENTO ORANGE - Anni’70: soffia il vento del cambiamento post ‘68. Dall’Olanda arriva la rivoluzione del calcio totale. Ai Mondiali del 1974 la nazionale orange guidata dal fantasista Johan Cruijff stupisce il mondo. Vince la Germania ma il calcio non sarà più lo stesso: scompare il principio della marcatura a uomo. Nasce l’idea del giocatore universale che partecipa alla fase difensiva e a quella offensiva. Per la prima volta gli attaccanti vanno in pressing. Tra questi Cruijff è il prototipo del giocatore moderno ed universale. Oggi la marcatura a uomo non esiste più ma si continua a rielaborare, di contaminazione in contaminazione, il canovaccio dei “tulipani”.

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LA VALANGA AZZURRA - Il 7 gennaio del 1974 a Berchtesgaden, slalom gigante sulle Alpi della Baviera, Pierino Gros s’impone davanti a Gustavo Thoeni, Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl e Tino Pietrogiovanna. Nasce la Valanga azzurra e cambierà per sempre il rapporto tra gli italiani e la montagna. Lo sci fino ad allora era un’affare di valdostani e trentini. Dopo fu il boom, un fenomeno di massa che spinse tutti a provare l’ebbrezza della neve. La settimana bianca come status symbol del benessere raggiunto e di un appagamento di essere italiani che il paese non aveva mai conosciuto prima.

OCCHI DI TIGRE - Occhi di tigre al potere. L’Italvolley di Julio Velasco abbatté un muro che sembrava indistruttibile. Prima degli anni ‘90 le squadre dell’Est dettavano legge. La rivoluzione iniziò con l’arrivo del tecnico argentino alla guida della nazionale azzurra. Velasco ribalta come un calzino i riti degli organi federali. Si mette a fare sul serio ma c’è una cosa in cui eccelle: Velasco è un motivatore. Parla con i suoi uomini, batte senza sosta il tasto degli errori, li sprona fino all’esasperazione. Via la cultura dell’alibi, via l’idea dei progressi lenti e futuribili. Si gioca ogni giorno per vincere, sempre. Lo shock scuote le fondamenta del volley nostrano. Nel 1989 l’Italia arriva agli Europei di Stoccolma con questa mentalità nuova. Ne scaturisce una vittoria fondativa: emerge la “generazione dei fenomeni” capace di aggiudicarsi tre Mondiali e tre Europei.

EVOLUZIONE ROSSA - Anni novanta, Maranello “è in difesa” da troppo tempo ma un grande disegno sta prendendo forma. Tassello dopo tassello si viene componendo il puzzle della squadra perfetta, quella che conquisterà cinque titoli piloti con Schumi, e uno nel 2007 con Raikkonen, e otto titoli costruttori. Prima di allora la F1 era sta molto più semplice, alle volte “artigianale”, dopo non sarà più così. I “favolosi quattro” di quella squadra sono il manager Jean Todt, il progettista Rory Byrne, il direttore tecnico Ross Brawn, il pilota Michael Schumacher. Furono anni di dominio assoluto e la lezione di quella squadra oggi è alla base dei successi della Mercedes.

IL TRIANGOLO, SI' - La squadra perfetta di basket sono i Chicago Bulls di Michael Jordan e, soprattutto, di coach Phil Jackson. Fu lui a far capire al campionissimo che, giocando da solista, non avrebbe mai vinto. Jordan fece sua la lezione e iniziò la rivoluzione three peat perfetto. Con Pippen, Roadman e Harper Jordan portò il basket Nba a livelli di seguito planetario. Solo il Dream Team di Barcellona ‘92 avrebbe potuto dare di più, ma quella fu una jam session. Tutti insieme per cantare We are the World. Per intonare Revolution, invece, ci vuole un’idea. Come cantava Giorgio Gaber.

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