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Parla Aru: «Ri-carica Nibali ma ora tocca a me»

Aru torna in sella: «Punto ad essere al top alla Vuelta Pantani? Il suo suicidio mi sembrava impossibile». Il rientro in gara ieri in Polonia è da brivido, tra grandine e alberi crollati sulla strada, il sardo cade per due voltetwitta

lunedì 4 agosto 2014

TORINO - Loro a brindare a Parigi e lui a Sestriere a pedalare: dopo tre settimane trascorse a vedere i propri compagni di squadra scortare la maglia gialla, Fabio Aru aveva solo un desiderio, tornare a gareggiare al più presto. Ieri è stato accontentato, ma il rientro agonistico in Polonia non è stato dei più semplici con i 33 gradi di Danzica sconvolti da un violento temporale con tanto di alberi crollati in mezzo alla strada e cadute in sequenza. L’Astana ha perso così lo sloveno Brajkovic, mentre Paolo Tiralongo cadendo ha picchiato la testa, fortunatamente senza conseguenze grazie al caschetto. Lo stesso Aru è finito in terra per due volte e il primo pensiero è andato alla Vuelta, che lo attende tra 18 giorni. «E’ da più di un mese che mi alleno con in testa la Vuelta - racconta il 24enne sardo, che si è messo in luce al Giro d’Italia conquistando il terzo posto finale e con una splendida vittoria di tappa a Montecampione -. Tutta la seconda parte di stagione è stata costruita in funzione di questo appuntamento».

Com’è stato l’impatto con la popolarità dopo il podio al Giro?
«Sono aumentati gli impegni. Negli ultimi due mesi ho trascorso in totale un giorno e mezzo in Sardegna».

Questo ha influito anche sugli allenamenti?
«No, perché quando ho iniziato la preparazione specifica mi sono spostato in altura, al Sestriere. E lì c’è solo la bicicletta».

Com’è andata la preparazione in quota?
«Molto bene. Io e Paolo (Tiralongo ndr) siamo riusciti a sfruttare tutti i giorni, anche quelli di maltempo. Torneremo a Sestriere dopo la Polonia, per una rifinitura di dieci giorni».

L’uscita tipo?
«Le nostre sedute andavano da un minimo di due ore a un massimo di sette ore di fila in sella. In tutti gli allenamenti c’era un unico comune denominatore».

Quale?
«Concludevamo sempre l’allenamento in orario per riuscire a vedere gli ultimi chilometri delle tappe del Tour».

E che effetto le faceva osservare Nibali in giallo?
«Mi dava una gran carica. Era uno stimolo enorme».

Dopo il trionfo via Parigi vi siete sentiti?
«Sì, via sms, perché adesso Vincenzo è sempre in giro a gareggiare».

In cosa assomiglia al suo capitano?
«È impossibile trovare delle analogie tra noi: lui ha già vinto tutto, io devo ancora dimostrare quello che valgo».

Di fronte alla riapertura delle indagini sulla morte di Pantani come ha reagito?
«Spero che riescano a fare chiarezza. Mi è sempre sembrato impossibile che si fosse suicidato».

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