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Che bello il Giro delle presenze occulte!

Stamani si va sino a Oropa per la seconda grande dedica di questo Giro a Marco Pantani, nel decennale della sua morte. La prima andò in scena nel giorno del Carpegna, allorquando in vetta al successivo Montecopiolo s’impose a sorpresa Diego Ulissitwitta

sabato 24 maggio 2014

TORINO - Stamani si va sino a Oropa per la seconda grande dedica di questo Giro a Marco Pantani, nel decennale della sua morte. La prima andò in scena nel giorno del Carpegna, allorquando in vetta al successivo Montecopiolo s’impose a sorpresa Diego Ulissi. Oggi si sale sulla montagna votiva dei biellesi, laddove il campione di Cesenatico realizzò una delle sue più grandi imprese in bicicletta, recuperando e distanziando 49 avversari che lo precedevano dopo che lo stesso Pirata era stato appiedato all’inizio dell’ascesa da un guaio meccanico. Era il Giro d’Italia del 1999, pochi giorni prima di Madonna di Campiglio, l’inizio della fine. Prima di Oropa, però, la 14ª frazione che partirà da Aglié lungo 164 chilometri affronterà anche la salita de La Serra (7 km al 5%) dopo soli 23 km, quindi l’inedita e terribile l’Alpe Noveis, ascesa di 9 km all’8,6 di pendenza media con una punta al 16% che nel Biellese chiamano il Mortirolo del Piemonte. Poi da Coggiola (km 104) si risalirà verso Bielmonte per un dislivello di mille metri in diciotto chilometri, con uno strappo mediano al 13%. poi discesa a rotta di collo lungo Il leader colombiano Rigoberto Uran dovrà guardarsi dai prevedibili attacchi dei vari Quintana, Evans, Pozzovivo, Aru, Majka, Kiserlowski e Keldermann. Che tipo, Rigoberto: ieri ha raccontato della sua vita, della morte di papà Rigoberto de Jesus, ricattato dai narcotrafficanti e poi ucciso per il suo rifiuto a collaborare. E la successiva depressione di mamma Aracelly, e ancora la decisione di Rigoberto di guadagnare soldi (tanti soldi...) per lei e per Matha, sua sorella. Una storia di povertà, quella del sudamericano dell’Omega, dove il ciclismo interviene come riscatto e come palingenesi.

TRIS TRICOLORE Anche quella di Marco Canola, che ieri ha regalato a questo Giro la terza vittoria di tappa italiana, è una storia di “presenze occulte”, perché il destino di questo intelligentissimo vicentino della Bardiani è cambiato da quando suo padre morì per una malattia. E’ bello il ciclismo del riscatto in bicicletta. Marco Pantani che non c’è più ma che c’è sempre, come i padri di Rigoberto Uran e di Marco Canola, che sono sempre lì a dare una spinta ai figli tanto amati. Difficile non innamorarsi di una splendida medicina come questa!

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