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Giro d'Italia, Kittel fermato dalla febbre

Da oggi si ricomincia a pedalare in Italia, finalmente al caldo, come si conviene allo sport della bicicletta. Lo si farà appena dopo l'ora di pranzo da Giovinazzo per raggiungere Bari e arrivare all'ombra del Teatro Petruzzelli, monumento alla lirica. Se anche oggi vincesse il corazziere teutonico Marcel Kittel, il suo sarebbe davvero un acuto degno del miglior Enrico Caruso, mentre ciclisticamente parlando riporterebbe il Giro alle gesta di Giuseppe Saronni, l'ultimo nel lontano 1980 a imporsi in tre tappe di seguitotwitta

martedì 13 maggio 2014

TORINO - Buongiorno dal Giro non vuol essere una cronaca, bensì una suggestione introduttiva, una mano resa al lettore che voglia fermarsi per un attimo, sostare davanti a una tazza di caffé o alla fermata del bus per pensare all'avventura in bicicletta alla caccia di una maglia rosa. Da oggi si ricomincia a pedalare in Italia, finalmente al caldo, come si conviene allo sport della bicicletta. Lo si farà appena dopo l'ora di pranzo da Giovinazzo per raggiungere Bari e arrivare all'ombra del Teatro Petruzzelli, monumento alla lirica. Oggi non correrà il corazziere teutonico Marcel Kittel, viene invece da chiedersi quale sia l'obiettivo del nostro Paese. Ci spieghiamo meglio: nei tre giorni di corsa in terra irlandese, abbiamo toccato con mano una realtà gradevolissima ma soprattutto abbiamo capito che cosa significhi ambire a un'unità nazionale, pur in un Paese tradizionalmente flagellato da lotte intestine. Le due Irlanda hanno offerto al Giro un esempio straordinario di compattezza verso un ideale, al di là dell'incredibile cifra investita dagli amministratori (si parla di cinque milioni di euro): tutti sulle strade ad applaudire, in ogni casa s'è fatto a gara con il vicino - una gara di sorrisi, non di sotterfugi - per essere più in sintonia con la Corsa Rosa. Uno splendore commovente. Poi, una volta rientrati sul suolo natio, ieri mattina, ci siamo nuovamente imbattuti in lotte intestine, invidie, rivalità, insidie. L'Italia è questa, purtroppo, un Paese che non ha più intenzione di crescere se non nei propositi propagandistici. Forse è anche per questo che i nostri corridori fanno fatica a ritrovare la via della vittoria. Siamo nel Paese più bello ma più masochista del mondo! Forza Giro, dimostraci che almeno lo sport può invertire la rotta....

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