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Buongiorno dal Giro, il dolore e il biondo Kittel

Le sfide nelle sfide di una competizione dai mille voltitwitta

mercoledì 21 maggio 2014

ROMA - Da una parte c'è il Giro d'Italia con le sue storie e i suoi piccoli drammi. È un Giro che quest'anno ha dovuto affrontare situazioni piuttosto delicate e incidenti anche molto gravi, come quello che a Cassino ha falciato un femore dello spagnolo Angel Vicioso, che rischia ora di zoppicare per tutta la vita. Poi c'è il Giro di Diego Rosa, che sta pedalando da quattro giorni con una grave infezione sotto la rotula sinistra, anche questa retaggio di una caduta, la stessa testé citata. C'è poi il Giro di Elia Viviani, il velocista veronese che deve ancora trovare la sua prima vittoria in questa Corsa Rosa e che ieri ha cercato in tutti i modi di contrastare lo strapotere del francese Nacer Bouhanni, che ha calato un preziosissimo tris di vittorie mentre lui, appunto Viviani, quando stava per profondere l'ultimo sforzo nonostante i 38 gradi di febbre per l'influenza s'è trovato per terra per la mossa scorretta del solito statunitense Tyler Farrar. E c'è anche il Giro di Michele Scarponi, che è partito con i gradi di capitano dell'Astana orfana di Vincenzo Nibali, ma che ancora in seguito a una delle troppe cadute ha dovuto abbandonare i suoi sogni di gloria, allontanandosi dai primi posti della classifica ma aiutando come un gregario qualsiasi il giovane Fabio Aru, a lui subentrato nelle ferree ma logiche gerarchie di squadra. Poi dall'altra c'è il Giro di Marcel Kittel, il nuovo astro dello sprint mondiale, che dopo aver vinto due volte da dominatore nelle frazioni irlandesi ha pensato bene di ritirarsi per qualche linea di febbre prima di affrontare poco più di cento chilometri nella prima tappa sul territorio italiano, da Giovinazzo a Bari. Ecco, per noi il ciclismo vero è quello di tutti gli altri citati, mentre quello artefatto riporta al nome di Kittel, che pure è un signor corridore. In bicicletta il sacrificio è costitutivo, chi lo aggira non ci appartiene. È per questo che il Giro 2014 non sarà mai quello di Kittel: tedesco bello ricco forte potente muscoloso imbattibile ma senza cuore….

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