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Serie A2, la Viola Reggio Calabria annuncia:
© Ciamillo

Serie A2, la Viola Reggio Calabria annuncia: "Ricorreremo al CONI"

Il club calabrese ha diramato oggi una nota dopo che la Corte Federale d'Appello ha respinto il ricorso della societàtwitta

mercoledì 18 aprile 2018

ROMA - La Viola Reggio Calabria non ci sta e vuole arrivare fino in fondo per vedere riconosciuta la propria buona fede e per dimostrare di essere parte lesa nella vicenda legata alla fidejussione di iscrizione al campionato che ha causato la penalizzazione di 34 punti del club calabrese  il quale ora è di fatto retrocesso in Serie B, dopo essere scivolato in fondo alla classifica del girone Ovest partendo addirittura dalla zona playoff. Ad annunciarlo è stata la stessa società in una nota firmata dal patron Giancesare Muscolino - inibito per tre anni dal Tribunale Federale - che, dopo che la Corte Federale d'Appello ha rigettato il ricorso della Viola, ha ribadito che, pur prendemdo atto delle decisioni prese, il club è pronto a compiere tutti i passi per dimostrare l'innocenza della società e per non veder vanificato tutto quello che è stato costruito in questi anni. 

LA NOTA - «Con amarezza e dolore prendo atto dell’esito dell’appello - si legge nel comunicato diramato dalla Viola - ma non ci fermeremo, andremo avanti per difendere la nostra posizione ma, in attesa della pronuncia del CONI a cui ricorreremo una volta depositate le motivazioni, mi pare doveroso fare alcune riflessioni. Ciò che è stato costruito in otto anni di sacrifici e passione non può essere cancellato con un colpo di spugna a orologeria che lavi i peccati di tutti. Continuerò a sostenere la mia buona fede e l’assoluta estraneità dei dirigenti e del Club in ogni sede e grado di giudizio. Continuerò a ribadire che la Viola, come me, è parte lesa della vicenda e non il capro espiatorio che oggi paga un prezzo incomprensibile in ogni accezione del termine. Come ho sempre fatto, mi assumo le responsabilità senza cercare alibi, ma respingo di certo con forza il dolo attribuitomi, che sottopone me e la società a questa vergognosa gogna giustizialista pubblica, pur ancora in corso di giudizio. Il mio pensiero va alla Squadra, allo Staff, ai dirigenti e alla città per aver dovuto vivere questo incubo e pagare un prezzo profondamente ingiusto sotto il profilo sia del diritto che del morale. Ricordo però che la Viola Reggio Calabria oggi è un’azienda sportiva e che i risultati conseguiti sul campo in questa stagione sono il frutto delle scelte, del lavoro e del sacrificio di TUTTI quelli che hanno lavorato per ottenere tutto questo, non sono frutto di casualità né di fidejussioni, ma solo di passione e competenza.  Errori ne abbiamo e ne ho commessi tanti, il loro prezzo l’abbiamo sempre pagato, come lo sto pagando io oggi in prima persona e indistintamente i dirigenti con l’intero staff societario, in pasto alla rabbia e al dolore comprensibile degli appassionati. La città, e non mi riferisco certo ai quattromila sempre al nostro fianco né a quei tifosi che hanno fatto migliaia di chilometri per seguirci in trasferta ogni domenica, è stata muta, sorda e cieca per otto anni. Ho rilevato un Club decotto, senza un palasport in cui giocare, con il fardello di un nome importante e l’ho portato fino a questo campionato straordinario in cui si è risvegliata la passione antica.  Seppur confido nell’ultimo grado di giudizio e nella terzietà di valutazione che il CONI senza dubbio applicherà nel rivedere la nostra posizione, mi sembra doveroso alla luce della situazione attuale assumermi le mie responsabilità e fare un passo indietro. Per tali motivi, a fine stagione non intenderò proseguire. Non ci credo più. Invito quindi, pubblicamente, il tessuto imprenditoriale della città, tutti coloro i quali possano  offrire garanzie preventive, concrete e visibili  per dare continuità e sostenibilità alla Viola e all’odierno management a farsi avanti.  In attesa della pronuncia del CONI, che avverrà auspicabilmente nel mese di Maggio, invito la città a stringersi attorno alla squadra, allo staff e alla società, a non lasciarsi trasportare dallo sconforto, dal dolore e dalla rabbia, stati d’animo condivisibili ma che non hanno spazio oggi maggiore del giudizio sportivo o di quello ordinario, sui quali ripongo piena fiducia»

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