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Juventus, il miglior mercato: il 2016 sfida 2001 e 1957

Juventus, il miglior mercato: il 2016 sfida 2001 e 1957

La campagna di Marotta è una delle più clamorosee della storia della Juve: Higuain, Alves, Benatia e Pjanic come Buffon, Nedved e Thuramtwitta

sabato 3 settembre 2016

di Guido Vaciago

TORINO - Dicono che nella primavera del 1957 Umberto Agnelli non ne potesse più della mediocrità in cui stava galleggiando la sua Juventus. Il Dottore aveva 23 anni, solo uno in più di Dybala, ma impresse una sterzata epocale con il mercato della successiva estate. Fu una rivoluzione radicale e costosa, nella quale il papà di Andrea decise di prendere due fra i più famosi e forti giocatori del mondo: Omar Enrique Sivori e John Charles. Un po’ come se oggi la Juventus ingaggiasse Neymar e Suarez o qualcosa del genere. Sivori venne pagato 190 milioni di lire, una cifra record e al limite dello «scandaloso» anche nell’Italia del boom economico e con la quale, per rendere l’idea, il River Plate completò lo stadio Monumental. John Charles era una stella del calcio inglese e costò 110 milioni di lire, altro botto, facendo scandalizzare perfino il Times che non vide di buon occhio il fatto che espatriasse un giocatore così importante e scrisse: «Il nostro calcio dovrebbe riflettere». Se poi si aggiunge che nella stessa estate Umberto portò in bianconero il portiere Mattrel (uno dei migliori in Italia in quel momento), il mediano Ferrario e il giovane centravanti Nicolè, si ha l’idea dell’incredibile campagna acquisti portata a termine dalla Juventus nell’estate di 59 anni fa, una delle poche che dal Dopo Guerra in poi resse il confronto con quella che suo figlio Andrea ha realizzato quest’anno con il suo amministratore delegato Marotta, il direttore sportivo Paratici e il vicepresidente Nedved.

IMPATTO NOTEVOLE - E’ un giochino scivoloso quello di confrontare le campagne acquisti della storia bianconera, perché il mercato è argomento opinabile, ma allo stesso tempo divertente e istruttivo per inquadrare con consapevolezza ciò a cui abbiamo appena assistito. Perché se è vero che l’efficacia di una campagna acquisti si valuta solo alla fine della stagione (e a volte neppure alla fine di una sola stagione), è impressionante l’impatto di un mercato nel quale arrivano tutti insieme: Gonzalo Higuain (non solo il capocannoniere, ma il nuovo primatista dei gol realizzati in Serie A in una stagione), Miralem Pjanic (nel gruppo dei centrocampisti più forti in Europa), Dani Alves (una leggenda vivente del Barcellona plurivincitore di tutto), Medhi Benatia (fra i difensori più importanti delle big continentali), Cuadrado (uno spaccapartite che ha già dimostrato di saper fare la differenza in Champions) e Marko Pjaca (uno dei talenti più promettenti dello scenario internazionale).

CHI REGGE IL CONFRONTO? -Nella storia moderna del mercato, solo la Juventus del 1957 e quella dell’estate del 2001 hanno operato in modo altrettanto micidiale. Quella del 2001, in particolare, sembra quasi ricalcare la storia di quest’anno (due cessioni eccellenti - Zidane e Inzaghi - come Pogba e Morata) che preludono ad acquisti eccellenti e che scriveranno la storia bianconera come Nedved, Buffon e Thuram. Con una differenza che va a favore della campagna acquisti di quest’anno: lo Zidane ceduto per 147 miliardi di lire al Real Madrid era già il giocatore più forte del mondo (o quanto meno uno dei tre più forti), mentre il Pogba venduto al Manchester United per 110 milioni di euro non è ancora il più forte del mondo e forse non è neppure nella Top 10 mondiale per adesso. Ci entrerà di sicuro e ha tutte le potenzialità per arrivare anche al primo posto, ma lo deve ancora fare. La Juventus di oggi ha monetizzato un future allo United, la Juventus di allora si privò di un fenomeno conclamato. Inoltre, manca nella campagna acquisti del 2001 una promessa fulgida come Pjaca.

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GIOCATE VOI - Ma il gioco è libero, ognuno può sfogliare la storia, esaltandosi per esempio per la campagna acquisti dell’estate 1970 in cui tornò a Torino il giovane Bettega dal prestito a Varese (dove aveva fatto coppia con un certo Ariedo Braida) e venne scovato il talento di Causio, la solidità di Capello e Spinosi. O godere dinanzi alla semplicità del 1982: Platini e Boniek, fine. Tanto si inserivano su un telaio mostruoso con sei campioni del mondo, Bettega, Brio e Furino. O ancora l’estate 1992 in cui arrivarono Vialli, Ravanelli, Dino Baggio, Moeller, Platt, Torricelli e Rampulla: mica male neppure quella come campagna acquisti. Era il mercato che Giovanni Trapattoni sfruttò per vincere la terza Coppa Uefa della storia bianconera, anche grazie ai gol di Roby Baggio. L’idea della società all’epoca era quella di riportare la Juventus ai vertici in Italia, che significava essere al top nel mondo. Ci riuscì la Juventus di due anni dopo inserendo Ferrara, Deschamps, Paulo Sousa e Tacchinardi. Bei colpi, ma forse non esplosivi come quelli di quest’anno.

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