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Wanda Nara e il mercato nell'epoca dei social
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Wanda Nara e il mercato nell'epoca dei social

 Matteo Marani domenica 13 gennaio 2019

La prima volta delle donne nel calcio fu a metà degli Anni 80. Toccò alle mogli dei campioni del mondo Antognoni e Collovati abbattere il muro che aveva sin lì escluso le compagne dalla scena pubblica, relegandole al ruolo di ancelle del focolare. Un quadretto vecchio, un po’ insopportabile, che pure emergeva nelle foto private dei campioni e che Rita e Caterina ebbero il merito di rompere in tv, inaugurando la stagione arricchita poi da Alba Parietti, Simona Ventura, Ilaria D’Amico e dalle tante, brave giornaliste di oggi.

Il Mondiale del 1982 segnò proprio lo spartiacque. Fu il primo realmente seguito dalle donne nel nostro Paese. E da allora la loro presenza si è per fortuna allargata a numerosi ambiti del calcio. Abbiamo avuto presidenti in Serie A come Rosella Sensi e Francesca Menarini, ma anche nuovi manager nei club, arbitri e allenatrici. Tutte però con una sostanziale differenza rispetto a Wanda Nara: per le altre si è sempre trattato di riprodurre un modello maschile, nei modi, nel lin- guaggio e persino nell’abbigliamento, mentre la signora Icardi ha esibito in modo pienamente femminile, quasi hot, la propria immagine. Magliette strizzate, inquadrature da dietro, le fotografie – puntualmente rilanciate dai siti, anche dai più autorevoli per alzare i click – diventate racconto un po’ cafone, ma popolarissimo. La ragazza della provincia di Buenos Aires ha spinto all’estremo l’arma seduttiva e ha fatto del corpo, per dirla con McLuhan, il messaggio stesso.

Non solo non ha perso potere, al contrario foto e video le hanno consegnato una centralità inattesa, che ci fa capire di essere di fronte a qualcosa di sconosciuto per il nostro ambiente. Chi l’ha confusa per una piccola icona pop, una lady Gaga in salsa pallonara, non ha compreso che i follower, gli spazi televisivi, le biografie da lei autorizzate si stavano trasformando in un’industria. E come tutte le industrie, in grado di condizionare il sistema dell’informazione. Wanda non ha fatto nulla di più rispetto a Raiola o Jorge Mendes, che alla stampa parlano da anni, ma lo ha fatto in modo diverso, in maniera diretta e senza filtri (o veli, se preferite). In questo è innovativa. Oggi un’emoticon della coppia, una faccetta sorridente o triste su twitter, vale la prima pagina di qualunque giornale sportivo. Non do giudizi, ma non era mai capitato.

Questo ci porterebbe molto lontano, a ragionare sui meccanismi della comunicazione odierna. Che ha subito un’accelerazione pre- potente e che si sposa dunque alla perfezione con il sapiente uso dei social che fanno a casa Icardi. Wanda conosce linguaggi, tempi, modalità di intervento. Accenna al rinnovo del contratto con lo sponsor sapendo benissimo che questo destabilizzerà l’Inter, costretta sin qui a rincorrere la strategia della signora argentina. Soltanto Marotta, forse, riuscirà a gestire una partita difficile come questa. Non a caso, come primo elemento, ha chiesto di abbassare le luci. Con i fari accesi, Icardi è passato da 1,3 milioni di euro alla richiesta di 9 milioni. Anche se si dovesse fermare ai 7 offerti dall’Inter, - e non credo finirà così dopo gli incontri fissati per i prossimi giorni - saremmo comunque davanti al quadruplo dello stipendio in quattro anni. Nessuno è cresciuto così rapidamente nello stesso arco di tempo.

La comunicazione da Lato B di Wanda Nara, quella che irrita e indispone il club che non è abituato a questo schema di trattativa, ha prodotto un eccellente risultato per l’assistito-marito. Una verità indiscutibile. A questo punto, aspettando altre insta- gram stories, sono curioso di vedere se nascerà in altre famiglie del pallone la mitologica figura della compagnagente.

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