Speciale - Gassinosanraffaele, un affare di famiglia

Le parole di Battistello: «Prioritario trasmettere i valori dell'attaccamento alla maglia ed al territorio di appartenenza. Per i cento anni una prima squadra fatta con i giovani del vivaio»
Speciale - Gassinosanraffaele, un affare di famiglia

Una famiglia, più che una società. Figura retorica abusata nel mondo del calcio, lampante verità nel caso del Gassinosanraffaele. «In questa realtà sono entrato da giocatore, poi ho fatto l'allenatore, adesso sono nel direttivo ed in campo scendono i miei figli – l'esempio portato da Massimo Battistello, responsabile della comunicazione e dell'immagine rossoblù –. Ed è bello vedere intorno a me, con i ruoli più disparati all'interno della società, tanti miei ex compagni di squadra con a loro volta i figli coinvolti. Tramandare il concetto di familiarità all'interno di questo sodalizio è una delle nostre finalità: la speranza è che i figli dei nostri figli possano indossare con orgoglio questi colori». Un pensiero alla base degli obiettivi più ambiziosi della società, che spegnerà nel corso di questa stagione novantasei candeline. «Per i cento anni vorremmo arrivare ad avere una prima squadra, che rappresenta la punta dell'iceberg di ogni società, composta quasi esclusivamente da ragazzi del territorio cresciuti all'interno del nostro settore giovanile. Così da poter dare libero sfogo a quella che è la mentalità più profonda di questo sodalizio, così da poter trasferire in ogni tesserato valori imprescindibili come l'attaccamento alla maglia e al territorio di appartenenza». 

 

Lealtà e sportività

Un obiettivo a medio-lungo termine, insomma, che non sia improntato unicamente sul mero risultato sportivo. «Facciamo calcio a livello agonistico, quindi se si vince meglio ancora. Ma i valori cui teniamo maggiormente sono quelli della sportività e della lealtà, che devono essere sempre saldi alla base della nostra attività e distinguerci così dai tanti esempi negativi che invece ci circondano». Una strada che la società sta percorrendo con ognuna delle proprie componenti. «Come membro del direttivo ci tengo a ringraziare tutti i tesserati che ci hanno accordato la loro fiducia, e ora vestono e onorano questa maglia: dal più piccolo ragazzino della Scuola Calcio al più scafato giocatore della prima squadra, compresi tutti i dirigenti che dedicano alla causa il loro tempo in virtù di una passione innata. Un grazie particolare, poi, va ai consiglieri societari Andrea Bacilieri, Dario Bergo, Luciano Bongiorni, Natalino Calzavara, Alessandro Canu, Sandro Cereser, Ivan Dall'Omo, Simone Fortuna, Ivan Gigliotti, Ornella Gonella, Luciano Marangon, Giuseppe Marsala, Monica Menegatti e Piercesare Uras».

Nel nome della continuità

La macchina Gassinosanraffaele, insomma, è oggi più oliata che mai. «Abbiamo fatto nostra una nuova visione di quella che deve essere l'organizzazione societaria, frutto dell'inserimento in organico di figure come quella di Piercesare Uras sostanzialmente estranee al mondo del calcio. Organizzazione e programmazione, d'altronde, sono aspetti fondamentali per il raggiungimento di obiettivi a lungo termine. E per i traguardi intermedi, come quello appena raggiunto con il riconoscimento della Figc a Centro Federale Territoriale per l'impianto di via Diaz. Una vera ciliegina sulla torta per noi, un risultato fantastico frutto di un gran lavoro di squadra». Dal presente al futuro: «L'ambizione è quella di riuscire a mantenere nel tempo questo standard organizzativo per essere sempre più attrattivi, non soltanto per i migliori giocatori della zona ma anche per i dirigenti più preparati. Si tratta infatti di un ruolo delicato cui teniamo molto: di solito lo si ricopre solo fin tanto che il proprio figlio gioca, vogliamo invece sviluppare una cultura tale da fare in modo che non si tratti di una figura improvvisata ma forgiata intorno ad un protocollo societario. Con l'obiettivo ultimo di riuscire a impostare la macchina societaria in maniera che possa vivere una continuità naturale a prescindere dai singoli dirigenti, e che dunque si rinnovi allo stesso modo anche dopo di noi».

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