Di Biagio e il lessico di Astori

Non è giusto accettare che si dica: «La Nazionale fa schifo»
Di Biagio e il lessico di Astori© Getty Images

ROMA - No, non è possibile. Non è possibile accettare si dica: «La Nazionale e la Figc fanno schifo». Non è accettabile attaccare una persona per bene e un esemplare professionista come Luigi Di Biagio a tre giorni dal suo debutto come ct, affermando che egli sia «in confusione totale». Non è accettabile mettere sullo stesso piano la convocazione di Buffon e la non convocazione di Balotelli, definendo quest’ultima «una situazione quasi discriminatoria».

LE PAROLE DI RAIOLA

La tragedia di Davide Astori e il dolore per la scomparsa del capitano della Fiorentina, hanno unito il calcio italiano, come mai era accaduto in precedenza. In morte di un Calciatore Galantuomo, si è detto e si è ripetuto: un altro calcio è possibile, purché si segua il suo esempio, si mandi a memoria la sua lezione di vita. Anche per questo, le parole dell’agente di Balotelli e Donnarumma, Ibrahimovic e Pogba suonano urticanti, insopportabili, sgradevoli. Ognuno ha il diritto di dire ciò che gli pare, ma c’è un confine che non si può e non si deve valicare mai. E’ arrivata l’ora di rintracciarlo, di rimarcarlo, di sottolinearlo questo confine. Si chiama rispetto. Rispetto della Federazione che ha appena compiuto 120 anni: che appartiene alla storia del calcio mondiale con i suoi quattro titoli iridati, il titolo europeo e olimpico; che c’è stata, c’è e ci sarà almeno per altri 120 anni, essendo mitridatizzata a qualunque veleno possano propalare contro di lei. Rispetto per Luigi Di Biagio: egli ha il sacrosanto diritto di convocare chi gli pare, di mandare in campo chi vuole, di essere giudicato dopo la partita, non prima. Rispetto per gli azzurri che con Di Biagio hanno incominciato un lungo e impegnativo lavoro per riportare la Nazionale all’onor del mondo.

Rispetto per Buffon, 175 presenze in Nazionale della quale è il mitologico capitano e al quale, in giro, c’è chi non può manco allacciare le scarpe. Rispetto per Balotelli e Donnarumma: semel in anno, sarebbe bello dicessero al colto e all’inclita che cosa pensino veramente del loro presente e del loro futuro, senza parlare per interposta persona. Il nostro calcio ha molti difetti e diverse lacune: nessuno l’ha mai nascosto e nemmeno sottaciuto. Il disastro del 13 novembre 2017, quando, per la prima volta in 59 anni, l’Italia è stata buttata fuori dalla corsa al mondiale, ha causato una serie di conseguenze sotto gli occhi di tutti. Il riferimento non è solo a Ventura e a Tavecchio che hanno pagato in prima persona il prezzo del fallimento. Questo è l’anno zero e lo sappiamo bene. L’Argentina domani e l’Inghilterra il 27 marzo, la Francia il primo giugno e l’Olanda il 4 giugno sono le prime tappe della ricostruzione. Si annuncia laboriosa, com’è normale che sia dopo l’annus horribilis. In questo momento, di tutto, ha bisogno la Nazionale, fuorché di attacchi gratuiti e ingenerosi.

Di Biagio ha pronunciato parole sagge: «Sono un uomo federale da otto anni. Mi viene offerta una possibilità da sfruttare al massimo ma questa non è la mia priorità. Oggi conta rilanciare la squadra, ridare passione e entusiasmo a tifosi. Nonostante la grande delusione di novembre, non c’è altra strada che guardare oltre, ripartire in maniera immediata. Il passato non si cambia. Dobbiamo avere coraggio, andare a offendere gli avversari, pressarli alto, non avere paura di affrontare giocatori di così alto livello nella loro metà campo. Dirlo a parole è semplice, cercheremo di farlo. E, se non ci riusciremo, avrò le mie responsabilità». Responsabilità, rispetto, coraggio. E’ il lessico di Astori. Il migliore.

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