MONDIALI 2018

Croazia, Vida rischia una squalifica per l'esultanza
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Croazia, Vida rischia una squalifica per l'esultanza

Il difensore, che gioca nella Dinamo Kiev, ha gridato una frase inneggiante all'Ucraina dopo aver eliminato la Russia e ora potrebbe essere sospeso

domenica 8 luglio 2018

TORINO - La Fifa ha aperto un'inchiesta a carico del difensore della nazionale croata Domagoj Vida che al termine della partita vinta ieri ai rigori contro la Russia per i quarti di finale del Mondiale, ha esultato sui social postando la frase "Gloria all'Ucraina", apparentemente in chiave anti-russa. L'apertura dell'inchiesta è stata confermata da fonti della Fifa. Il video e' stato postato su Facebook, e in esso Vida festeggia la vittoria insieme Ognjen Vukojevic, ex nazionale e ora membro dello staff della squadra allenata da Zlatko Dalic. Nel video si vede Vida, che gioca nella Dinamo Kiev, esclamare "Gloria all'Ucraina. Questa vittoria è per la Dynamo e per l'Ucraina...vai Croazia!". Quanto fatto da Vida non è piaciuto ad alcuni media russi e a molti utenti dei social, che hanno segnalato l'accaduto. Da qui l'apertura dell'inchiesta.

LA DIFESA - Vida rischia due giornate di squalifica e una multa di cinquemila franchi svizzeri, parti a circa 4.300 euro. In passato Vida e Vukojevic hanno giocato insieme nella Dinamo Kiev. Vida tuttavia, citato dai media russi, ha tenuto a sdrammatizzare e a depoliticizzare il tutto, parlando di parole frutto di sensazioni molto personali. "Non c'e' politica nel calcio. Sono parole scherzose per i miei amici della Dinamo Kiev. Voglio bene ai russi e voglio bene agli ucraini", ha detto il difensore croato.

IL CASO XHAKA-SHAQIRI - Screzi a sfondo politico si erano avuti anche in occasione della partita Serbia-Svizzera nella fase a gironi (Gruppo E), quando due giocatori svizzeri di origini kosovaro-albanesi, Xhaka e Shaqiri, esultando per i gol contro i serbi, avevano mostrato con braccia e mani il simbolo della bandiera albanese con l'aquila bicipite. Un gesto interpretato come una provocazione dai serbi, che avevano protestato. La Serbia non riconosce l'indipendenza del Kosovo, che continua a considerare una sua provincia a maggioranza albanese, e denuncia un piano nazionalista che mirerebbe a creare una 'Grande Albania, uno stato unico che raggruppi tutte le popolazioni albanesi presenti nei vari Paesi dei Balcani.

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