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Juve, salto nel tempo: dal futuro al Sant'Elia

Il club con l’impianto più moderno d’Italia torna dove c’è il più malridotto. Capienza minima, spalti vecchi e vuoti: lo scenario sarà molto diverso da Juve-Roma. E le tv internazionali snobbano la serie Atwitta

giovedì 9 gennaio 2014

TORINO. L’ultima volta che la Juventus ha giocato a Cagliari, il Sant’Elia non era certamente il migliore stadio d’Italia, ma era nella mediocrità, tutt’altro che aurea, degli impianti nostrani. Era il 2011, lo Stadium stava per essere completato. Tre anni dopo, la squadra di Conte risbarca in Sardegna dopo aver giocato, sette giorni prima, la partita più importante del girone d’andata, nel suo impianto, strapieno e al massimo della sua spettacolarità, e piomba nel malridotto stadio cagliaritano, con la capienza ridotta a meno di cinquemila spettatori (nel 2011 erano quasi tre volte tanti), le tribune arrangiate e il desolante scenario dei vecchi spalti deserti a fare da cornice al match.

ASTON CAGLIARI Eppure il Cagliari non è una squadra improvvisamente promossa in A, anzi. E Cagliari non è esattamente un minuscolo centro rurale. In Premier League potrebbe essere un’Aston Villa, ma il paragone con il Villa Park proprio non regge. E’ umiliante. Tant’è che mentre in Italia le televisioni trasmettono Aston Villa-Manchester United (o Aston Villa-Arsenal) e il pubblico se la guarda, in Inghilterra non interessa granché Cagliari-Juventus. Non è sicuramente solo colpa dello stadio, ma è indubbio che la deprimente cornice incide almeno un po’ in un mondo sempre più televisivo come quello del calcio, nel quale la forma conta almeno quanto la sostanza. E allora una partita di Premier, di Liga o anche di Bundesliga diventa più appetibile per chi trasmette (e paga): con tutti gli spettatori intorno, il prato spesso verdissimo e la partita confezionata in modo decisamente più goloso.

COMPETITIVITA’ E’ il discorso che ripete più spesso Andrea Agnelli: sia in Lega Calcio che pubblicamente. Il prodotto “calcio italiano” non è, in fondo, malvagio (Juventus-Roma è stata sicuramente una delle partite più belle giocate in Europa nell’ultimo mese), ma se non si modernizza, partendo dagli impianti rischia un’involuzione economica che potrebbe ulteriormente impoverire i club e diminuirne la competitività internazionale. IL SISTEMA Cagliari-Juventus diventa quasi una partita simbolo: con il club bianconero che passa dal futuro al passato, dallo stadio di cui tutto il calcio italiano va orgoglioso a una delle storie più controverse degli ultimi anni (tutta la vicenda dello stadio di Is Arenas con i suoi risvolti giudiziari è una pagina non certo onorevole per il nostro pallone). Se domenica, qualche presidente - oltre ai due direttamente interessati alla partita - avesse voglia di sbirciare le immagini tv della gara e dedicare una riflessione potrebbe essere un bel passo avanti. Tutto passa anche dalla politica, è vero, ma solo se da parte dei club e della Lega si registra compatta unità d’intenti e concreto spirito di iniziativa si può progredire. Lo Stadium, così come il nascente impianto di Udine, non sono stati progettati e costruiti dal “sistema”, nonostante qualcuno lo pensi.

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