Sacchi e Bergomi, ora chiedete scusa alla Juventus

Sacchi e Bergomi, ora chiedete scusa alla Juventus

L'ex allenatore e il commentatore sportivo avevano sminuito le qualità europee dei bianconeri, ma sono stati smentiti da una grande prova della Vecchia Signoratwitta

giovedì 17 marzo 2016

di Alessandro Aliberti

TORINO - Il problema delle parole è che una volta uscite dalla bocca non si può più farle rientrare. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo desiderato di poter tornare indietro nel tempo per evitare di dire certe cose. E chissà se oggi, alla luce della splendida partita giocata ieri sera dalla Juventus, qualcuno stia provando quello strano fastidio che ti turba quando ti rendi conto di aver detto qualcosa che forse era meglio non dire, quella irritante sensazione che ti sfrega l'anima e che produce lo stesso insopportabile rumore del ràschio delle unghia su una lavagna? Chissà se questo qualcuno stia pensando: «Ma chi me l'ha fatto fare, perchè non stavo zitto»?

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SACCHI - In ordine di tempo, prima il guru Arrigo sacchi si era espresso in maniera poco lusinghiera in merito alle qualità europee dei bianconeri: «La Juventus conosce un solo verbo: vincere. È una debolezza. Si dirà: 'Ma in Italia continua a vincere'. E io dirò: anche il Rosenborg vince sempre lo scudetto in Norvegia. Ma cosa conta è la Champions League e in Europa la Juventus fatica».

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Caro signor Sacchi, la Juventus ieri sera non ha vinto, ma il Rosenborg per 70' è sembrato il Bayern Monaco. I bianconeri si sono presentati all'Allianz Arena con il piglio della grande squadra, con defezioni importanti che ne avevano certamente condizionato la formazione, ma non la convinzione di poter vincere e mettere sotto uno squadrone come quello guidato da Guardiola. Poi alla fine, piaccia o non piaccia al grande Sacchi, ciò che conta è vincere, e la squadra di Allegri ha perso. Di conseguenza diventa un gioco perverso anche quello di ripetersi: «Si però, se quel guardalinee non avesse annullato il gol regolare di Morata, se Kimmich si fosse visto alzare un sacrosanto cartellino rosso per quella gomitata rifilata all'attaccante spagnolo, se, se, se ...", e si potrebbe continuare all'infinito. 

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BERGOMI - Poi c'è l'ex difensore dell'Inter, quello che ai giornali tedeschi aveva detto: «Nella partita d'andata, per un'ora, gli juventini, in confronto alla qualità dei tedeschi, hanno fatto la figura del pericolante Frosinone», per poi precisare che le sue parole erano state travisate ed estrapolate da un contesto più complesso. Tuttavia le parole restano, ma magari far notare che per una sera la vittima sacrificale non è sembrata la Juventus sarebbe un buon modo per lasciare che quell'insopportabile fischio inizi ad affievolirsi. Caro Bergomi, lei che è un grande esperto di calcio, magari oggi con la stessa chiarezza saprà elogiare i meriti di una squadra capace di far diventare piccola piccola una corazzata che per 70' è sembrata una vittima indifesa, o forse non prorio così indifesa, vista la presenza sul campo di quegli uomini con maglie gialle, fishietto e bandierine.

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