Dybala: «Io, tigre con gli artigli di Tevez. Pogba uno spasso e alla Juventus imparo a combattere»
© LaPresse/Daniele Montigiani

Dybala: «Io, tigre con gli artigli di Tevez. Pogba uno spasso e alla Juventus imparo a combattere»

Lunga intervista dell'argentino a El Pais: «Giochi o Coppa America? Non lo so ancora»twitta

lunedì 16 maggio 2016

 Elvira Erbì

TORINO - Scudetto al primo colpo, una Joya tutta…. juventina.  Paulo Dybala celebra il titolo tricolore con naturalezza, da ragazzino di classe, spontaneo e al tempo stesso determinato. Una lunga intervista a El Pais dove svela passioni e modelli, ambizioni e sogni. Un po’ argentino, un po’ polacco, un po’ italiano. Ha il nome dei genitori tatuati, è maturo e fidanzato  (una storia simile a quella di Messi con Antonella). E' una Joya totale.

GLI ESEMPI - Modelli anche brasiliani, per l'argentino Dybala. «Volevo assomigliare a Riquelme. Anche Ronaldinho  mi è sempre piaciuto molto, ho visto tutte le sue partite. E ammiro Messi, e Neymar. Ho imparato guardando molti colleghi sul campo, in particolare Franco Vazquez quando ero a Palermo. Ma anche vedendo Riquelme e Messi giocare. Io voglio imparare sempre di più. In campo cerco di essere sempre ben posizionato e prima che la palla mi raggiunga cerco di capire l’azione che posso fare. Anche io ogni tanto cado nella trappola dell’egoismo. Ma col passare del tempo capisco che è meglio passare la palla a un compagno. Mi dicono assomigli a Tevez per come artiglio la palla. Da bimbo ero egoista, e viziato: volevo tutto per me. Poi ho imparato che è bello condividere, dà emozioni diverse. E sono migliorato».

VIDEO - DYBALA CANTA L'INNO DELLA JUVENTUS

IL KILLER TIGRE - Max Allegri, l’allenatore che all’inizio l’ha centellinato, ha detto che vede in Paulo lo sguardo dell’assassino. «Quando vado in campo mi trasformo. Mi piace scherzare fuori e stare con gli amici. Dicono che ho la faccia da bambino, ma dentro di me penso a giocare come fossi uno di 30 anni. Quando mi guardo allo specchio vedo un ragazzo che pur essendo giovane vuole crescere e diventare importante. E’ come un gatto che si presenta come una tigre. Ho fiducia in me, sono determinato a crescere».

LEADER - Alla Juve ci sono tanti campioni, Dybala è uno di loro. «I leader sono altri. Buffon è un leader. Mi ha colpito da subito, trasmette voglia di vincere. A 38 continua a migliorare nel lavoro quotidiano. Dà forza interiore e con lui è più facile vincere. Quando mi ha chiamato per la prima volta il ct Tata Martino mi tremavano le mani… Lo sognavo da quando sono nato… Alla Juve impari che ogni giorno ti devi impegnare in battaglia. C’è gente che ha vinto tutto e che potrebbe rilassarsi e invece lotta a ioni allenamento per continuare a vincere ancora. Per uno di 22 anni è un esempio cui ispirarsi. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma ho giocato e ha segnato più di quanto pensassi.  E' stato facile con Mandzukic, Morata, Zaza. Alla Tevez. E’ il mio modo di giocare, con gli… artigli. E sono libero di correre ovunque. Quando sono arrivato in Italia ho lavorato sul fisico, in palestra. Non ero abituato ai contasti duri, alle botte. Gattuso mi ha aiutato tanto, ha detto che sono andato avanti di tre pagine nel manuale del calcio… Mi ha dato consigli, anche sulla posizione da tenere, per difendermi».

VIDEO - ALLEGRI: «DYBALA DA PALLONE D'ORO»

I BOYS E LA FAMIGLIA - «Nel gruppo c’è feeling. I più divertenti? Pogba, Asamoah, Pereira, Morata e Zaza. Chi alza la voce? Buffon, Evra, Marchisio, Bonucci e Chiellini. Nella vita ho sofferto la morte di mio padre, i miei fratelli mi hanno aiutato a non mollare. Nell’Istituto di Cordoba, dove ho iniziato, stavo nella pensione. Ho imparato a non essere egoista, tenevo la camera pulita, apparecchiavo la tavola. Il calcio mi ha aiutato ad andare avanti. Papà aveva un sogno: che diventassi un giocatore. Mi ha aiutato e insegnato a lottare per ciò che vogliamo. E anche insegnato a giocare a scacchi. La mia famiglia, poi, mi tiene con i piedi per terra. Bisogna essere umili. E’ la mentalità che mi ha portato qui. Papà sarebbe orgoglioso. Lo vedo nella faccia di mia madre ogni giorno: se lei è felice, lo siamo tutti».


L’ARGENTINA - «Coppa America o Giochi? Non lo so ancora. Non hanno ancora parlato con la Juve. Avevo cinque anni e dissi che volevo diventare il migliore del mondo: tutti ridevano… La Coppa America è quella del centenario, si gioca negli Stati Uniti, sarà qualcosa di unico. E le Olimpiadi è una bella esperienza. Il nonno polacco è morto quando avevo 3 anni. Ricordo di essermi seduto sulla sua sedia, nessun altro poteva stare lì. Ho contattato la sorella di mio nonno in un documentario registrato e parlato su Skype con alcuni cugini. Vorrei conoscere i luoghi in cui ha vissuto mio nonno. E mia bisnonna era italiana. I miei fratelli? Ni ha aiutato un sacco quando mio padre è morto, è stato un colpo molto duro per tutti. Cerco di riportare la gioia ora per compensare. Gustavo Mariano è in Argentina e in Spagna. Mia madre vive qui con me e la mia ragazza, mi piace averla intorno. In casa mia hanno sempre detto che la cosa principale era finire la scuola. Poi sono cresciuto molto,ho imparato a cucinare, a badare a me stesso. Ora i bambini mi guardano,  vogliono essere come me: bisogna essere umili, per aiutare le persone. Non si può mai sbagliare».

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